Museo archeologico di Taranto: eccellenza italiana poco conosciuta

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Alcuni giorni fa sono stata al Marta, Museo Archeologico di Taranto, uno dei musei più importanti ma meno conosciuti d’Italia.

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La collezione più famosa è quella degli ori antichi, forse la più ricca al mondo, ma non meno interessanti sono le collezioni di vasellame di varie epoche, mosaici romani e monete d’argento e d’oro.

Purtroppo uno dei tre piani non è ancora visitabile, in quanto i nuovi allestimenti sono solo parzialmente completati.

C’è da dire, però, che l’attesa del completamento vale assolutamente la pena: i vasti spazi espositivi, con parziali ricostruzioni dei ritrovamenti, le teche ben distanziate ed illuminate con didascalie chiare ed i supporti multimediali presenti in vari ambienti rendono la visita a questo museo piacevole e coinvolgente.

Abbiamo trascorso tre ore all’interno di questi ambienti ma avremmo potuto soffermarci anche di più, in quanto il tempo è passato in un attimo. Il personale addetto al museo è discreto ma, all’occorrenza, gentile e disponibile, mai privo di garbo e di un cordiale sorriso.

Mi complimento vivamente con la Direzione di questa struttura, augurandomi che venga maggiormente pubblicizzata, perché è davvero un’eccellenza del Sud Italia che è giusto conoscere.

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Per saperne di più: http://www.museotaranto.org/web/index.php?area=3&page=17&id=0&lng=it

 

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Iniziative culturali brillanti per bambini!

Porto di Parole.

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Alcuni anni fa è nata a Salerno un’associazione culturale scaturita dalla brillante idea di intrattenere i bambini non solo e non tanto con i soliti giochi da ludoteca ma con una serie di attività culturali create su misura per loro, come letture animate, letture di fiabe in altre lingue, esperimenti scientifici per bambini, cene con delitto in cui i bambini devono scoprire chi è il ladro o il malfattore e così via. Quest’associazione si chiama Saremo Alberi. Libroteca ed il lavoro appassionato ed entusiastico dei suoi componenti, Renato De Rosa, Silvia Aliberti, Francesco Cicale, Ida Galdi, Angela Giuseppina Tenuta, e del loro presidente Vincenzo Aliberti traspare efficacemente in tutte le attività ed iniziative che mettono così pregevolmente in piedi. Confesso che più volte ho portato le mie figlie presso la loro Libroteca (termine che chiarisce inequivocabilmente la vocazione di questo particolarissimo laboratorio-ludoteca culturale) e che sia loro sia io siamo ben felici ogni volta che possiamo partecipare a queste divertenti attività. Sì, possiamo. Perché alcune attività sono rivolte ai genitori, come gli stage formativi per insegnare a noi adulti le tecniche di lettura animata, per poter meglio coinvolgere i nostri figli (ed eventualmente i loro amichetti) quando leggiamo loro qualche racconto.

Per ulteriori informazioni, il loro sito è: http://www.saremoalberi.it/

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Porto di Parole è una delle varie iniziative di quest’associazione ed è giunta, ormai, alla sua terza edizione. Si tratta di un ciclo di eventi che si svolgono all’interno del territorio provinciale. Per meglio comprendere di cosa si tratta, ho intervistato il presidente dell’associazione Saremo Alberi. Libroteca, Vinvenzo Aliberti:

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<<Porto di Parole, evento progettato dall’Associazione Saremo Alberi, quest’anno non è un evento singolo, bensì un percorso che ha coinvolto vari comuni in diversi momenti dell’anno: ad aprile abbiamo avuto un corso di formazione sulla tecnica narrativa del cantastorie (tenuto da Oreste Castagna di Rai YoYo) a Pellezzano. A Baronissi un grande momento di piazza con le scolaresche e quattro spettacoli di teatro narrazione con Oreste Castagna e Danilo Bertazzi (un altro personaggio di Rai YoYo). All’università di Salerno abbiamo organizzato un convegno/tavola rotonda con tutti i Comuni coinvolti e alcuni dei personaggi precedentemente menzionati per presentare il percorso racchiuso nell’anno, focalizzando l’attenzione sull’approccio narrativo della narrazione. E siamo al 5 e 6 giugno… ovvero Salerno, Porto di Parole: uno dei principali eventi all’interno del percorso. Tantissimi artisti locali e nazionali approderanno nei due giorni salernitani per rendere la zona di Santa Margherita un grande palcoscenico di narrazioni. Spettacoli, giochi, laboratori e… libri coloreranno il luogo coinvolto. Buonabitacolo (27 giugno) e Acciaroli (25 luglio, tappa finale) saranno prtogonisti dell’estate di Porto di Parole. L’idea è quella di trasformare dei luoghi già di per sè attrattivi in villaggi della narrazione per una giornata.

Porto di Parole è una manifestazione che è nata grazie a Saremo Alberi con l’intento di avvicinare i bambini e i ragazzi con le loro famiglie alla dimensione narrativa e ai diversi approcci attraverso cui essa si esprime. La terza edizione è un punto di svolta dell’intera iniziativa perché, con una rete istituzionale consolidata e un crescente coinvolgimento artistico, il territorio diventa realmente protagonista di un grande evento.

La prima edizione, del 2013, si è tenuta solo a Salerno; la seconda (2014) è approdata anche ad Acciaroli; questa terza, costituita da un lungo percorso di eventi, avrà termine il 25 luglio ancora una volta ad Acciaroli. La quarta… ovviamente l’anno prossimo!

Un’anticipazione per il 5 e 6 giugno: verrà Gek Tessaro, uno dei maggiori scrittori e illustratori di libri per ragazzi, ed il 6 giugno ci sarà Ciccio Pasticcio dello Zecchino d’Oro>>

Credo che meglio di qualsiasi mio commento abbia parlato l’entusiasmo dell’intervistato. Dal canto mio, che ho avuto più volte modo di apprezzare l’impegno ed il lavoro mirabilmente svolto da tutta l’equipe di Saremo Alberi. Libroteca, posso solo affermare che partecipare agli eventi da loro organizzati è piacevole, interessante e divertente in primo luogo per i bambini ma, anche, per i genitori. Senza contare che, finalmente, si può scegliere un intrattenimento che stimoli la mente e crei momenti di aggregazione, senza rinunciare all’aspetto ludico e ilare del gioco.

Buon lavoro, ragazzi! Continuate così! 😉

Salerno: la Mostra della Minerva riapre i battenti

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Come ogni anno, da 15 anni a questa parte, a Salerno si rinnova il tradizionale appuntamento con la Mostra della Minerva, da venerdì 17 a domenica 19 aprile. Si tratta di una mostra-mercato della durata di tre giorni completamente dedicata al florovivaismo. Organizzata dall’associazione Hortus Magnus con il patrocinio del Comune di Salerno, sfrutta lo splendido scenario della Villa Comunale, che si arricchirà di espositori che venderanno ogni sorta di pianta: dagli arbusti, ai fiori multicolori, dalle cactacee alle piantine aromatiche e alle spezie. Si terranno, inoltre, incontri in cui si parlerà di botanica, dell’arte di disporre i fiori e si mostrerà come intagliare frutta e ortaggi. Si terranno incontri didattici ed è previsto un annullo postale speciale per gli appassionati di filatelia. Saranno organizzate gite fuori porta per vedere parchi semisconosciuti (come quello della bellissima Villa d’Ayala, a Valva) e si prevedono escursioni cittadine alla scoperta delle nostre bellezze nascoste, come il giardino della Minerva, o al museo degli strumentari chirurgici. Insomma, un’ottima occasione per conoscere o riscoprire il piacere che dà il contatto con la natura, non solo quella selvatica ma anche quella amorevolmente assistita, un modo per ritrovare il contatto sereno con noi stessi, attraverso la meditazione e la distensione che si può ottenere dedicandosi alle piante.

Per chi volesse saperne di più: http://www.hortusmagnus.it/index.php?option=com_content&view=article&id=6&Itemid=103

Buona passeggiata alla Mostra della Minerva 🌻🌱🌷🌵🌸🌿🌹🍀🌺🌼

Rovine in rovina… L’Italia distrugge le sue miniere d’oro! L’esempio di Ladispoli

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In Italia abbiamo un inestimabile patrimonio storico-artistico ed è cosa nota. Non esiste città o paese che non presenti incredibili testimonianze del nostro ricchissimo ed affascinante passato. Se i politici avessero la lungimiranza di puntare su questa risorsa oltre che, eventualmente, su quella agroalimentare, per basarvi l’economia del nostro Paese, l’Italia sarebbe uno Stato tutt’altro che in crisi. Quando ci rechiamo all’estero, vediamo che chi ha anche solo due sassi di epoca romana in mezzo ad una campagna sperduta, pone quei due sassi come interessante tappa di giro turistico, ovviamente a pagamento, e li tiene in gran conto, ben protetti e conservati. In Italia, invece, siamo talmente abituati ad inciampare ovunque in resti di epoca greca, etrusca e romana, ad esempio, che preferiamo lasciare andare tutto in malora, come sta accadendo, tra l’altro, agli scavi di Pompei. Ma anche volendo tralasciare casi così eclatanti, ovunque si trovano testimonianze di questo scempio. Passeggiando, ad esempio, sul lungomare di Ladispoli, ci si imbatte in testimonianze di età romana lasciate non solo senza alcuna protezione dalle intemperie e dal salnitro proveniente dal mare ma, anche, senza protezione dal non improbabile vandalismo di ragazzini che vi si possono arrampicare per un selfie o, peggio, per portar via un souvenir… Si vedono pavimentazioni in mosaico parzialmente ricoperte di sabbia e fango, resti di muri in opus reticulatum e non vi è traccia, nemmeno, di un cartello che spieghi di cosa si tratti e che indichi l’epoca di appartenenza di tali reperti. Francamente trovo tutto questo davvero avvilente.

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Perché, mi domando, non concentriamo i nostri sforzi non solo nella salvaguardia del nostro patrimonio ma, anche, nello sfruttamento di questa miniera inesauribile rappresentata dall’intero territorio italiano? Conosco restauratrici ridotte a fare le babysitter per sopravvivere, un’altra bravissima restauratrice che viene chiamata per interventi in emergenza alla quale viene detto troppo spesso, però, che non si sa quando potrà essere pagata per il suo lavoro altamente qualificato. Questa stessa eccellente professionista, dopo decenni di attività, sta accarezzando l’idea di chiudere bottega. Tutto questo è vergognoso! Quanto lavoro e quanta ricchezza sprecate! Dovremmo aprire più scuole di restauro specializzate (architettura, scultura, pittura, arti cosiddette minori) ed utilizzare il personale così qualificato per la manutenzione e conservazione di quest’immenso patrimonio. Dovremmo tutelare e valorizzare tali risorse, sistemare musei ed allestimenti, organizzare convegni internazionali, pubblicizzare all’estero tutto ciò che abbiamo (anni fa ho accompagnato una famosa designer americana a visitare gli scavi di Pompei: non li aveva mai nemmeno sentiti nominare…). E poi dovremmo formare guide turistiche, incentivare la formazione di personale proveniente da istituti alberghieri che siano in grado di supportare alberghi e ristoranti, aumentare la capacità ricettizia e potenziare i collegamenti ed i mezzi di trasporto per facilitare gli spostamenti degli stranieri ed i flussi turistici in generale. La potenziale affluenza di viaggiatori che attraverserebbe il nostro Paese potrebbe rendere l’Italia uno degli Stati più ricchi d’Europa, in barba alla crisi. Ma, purtroppo, questo è il Paese dei furbi e degli sprechi, dei politicanti che stanno distruggendo e mandando in rovina questa miniera. Assistiamo quotidianamente al lento degrado e alla distruzione del Museo Chiamato Italia…

Lezione sul disegno simmetrico e la colorazione a matita sfumata: maschere di carnevale

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Oggi ho deciso di mostrare la lezione che ho impostato per i miei alunni di prima media: cos’è un disegno simmetrico e come si realizza a mano libera; la tecnica della sfumatura colorata tramite sovrapposizione di tratteggi di differenti matite. Ho approfittato del carnevale imminente per mostrare come disegnare una maschera, partendo dall’asse di simmetria centrale. Una volta predisposta la forma di base iniziale, si può arricchire con vari particolari e dettagli e, dopo, passare i contorni con un colore grigio.

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Per quanto riguarda il colore, si iniziano a riempire gli spazi con tratteggi di colore leggeri, sovrapponendo tre tinte leggermente differenti o anche contrastanti e seguendo l’andamento delle linee del disegno. Una volta completata la colorazione, con un colore scuro si possono delineare alcuni contorni, per far risaltare il disegno… E il gioco è fatto!!!

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Cambiare prospettiva…

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Oggi, per la prima volta, mi sono imbattuta in maniera del tutto casuale nelle immagini che rappresentavano Alexa Meade, un’artista assolutamente geniale, all’opera.

Osservando lo scatto fotografico di un’opera terminata, non si riesce assolutamente a cogliere quale sia la novità o la particolarità dell’elemento pittorico. È solo osservando l’immagine allontanandosi dal punto di vista della fotocamera e vedendola in un insieme spaziale più esteso, oppure osservando uno scatto ottenuto durante la lavorazione dell’opera o, ancora, attraverso un video, che si riesce a comprendere ciò che, altrimenti, sfugge al nostro occhio.

Questa giovane artista ha invertito le regole della prospettiva. Se durante tutta la storia dell’arte, a fasi alterne, si è cercato di rendere la tridimensionalità su un elemento bidimensionale, quale è la tela, Alexa Meade fa l’esatto opposto, rendendo bidimensionale all’occhio ciò che in realtà è tridimensionale: il corpo umano. Come lei stessa afferma, il corpo è la sua tela. In questo modo ottiene un effetto tròmpe l’oeil vivente, ingannando il nostro cervello attraverso il sapiente uso dei colori acrilici, stesi a larghe pennellate con forti effetti chiaroscurali, direttamente sui suoi modelli.

Ciò che distingue un artista da un bravo artigiano è, come sempre, l’idea che sta alla base dell’opera, la capacità di stravolgere le regole. Per questa ragione, Alexa Meade va considerata un’artista degna di questo nome.