Arabafelicissima: perché?

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Recentemente mi è stato chiesto il perché del nome del mio blog. Ora ve lo spiego.

Nella vita di ognuno di noi capita di incorrere in traversie ma non tutti ne usciamo allo stesso modo. C’è chi non riesce più ad uscirne, chi ne viene fuori con le ossa rotte, chi cerca sempre di stare a galla e barcamenarsi, chi non ha il coraggio di fare scelte difficili ma necessarie, chi osa (talvolta va bene, tal altra male ma almeno non resta immobile), chi cambia la propria vita. Io sono stata per molto, troppo tempo immobile, bloccata, senza riuscire a prendere decisioni che potessero dare una svolta alla mia vita, in un modo o nell’altro, spaventata da ciò che poteva accadere. Ho lasciato che mi terrorizzassero. Fino a che… Ho detto basta! Ho dato un taglio netto col passato (non senza difficoltà e dolore o ripensamenti), e la mia vita è migliorata. Non perché guai non ce ne siano più (quelli purtroppo non mancano mai) ma per la semplice ragione che per la prima volta ho preso decisioni mie e solo mie, contro tutto e contro tutti, cercando di seguire finalmente i miei bisogni e, di conseguenza, quelli delle mie figlie (non esistono figli felici con madri frustrate e insoddisfatte). Sono diventata il comandante del mio vascello, la mia vita, e navigo sicura e decisa in acque talvolta calme, altre volte in tempesta, facendo attenzione e riflettendo ma senza più tentennamenti o timori inutili.

E mi sono resa conto di essere rinata dalle mie ceneri, come la mitologica araba fenice ed essere, finalmente, felice. Anzi, di più: felicissima!!! 😊

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Neutralità: sinonimo di indifferenza

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Trovo che la frase attribuita ad Einstein sia la sintesi perfetta di ciò che intendo dire.

Stamattina mi sono svegliata così, con questi pensieri, domandandomi come possano le persone cosiddette “perbene” lasciare che tutto accada, nella loro completa indifferenza. Poi mi sono accorta che, in fin dei conti, anch’io ero così fino a non molto tempo fa, fino a quando cioè non ho sperimentato la crudeltà sulla mia persona e sulle mie figlie, nell’indifferenza generale: non solo dei cosiddetti amici ma, addirittura, della mia famiglia. Tutti presi nel dire: <<Vabbé ma sono cose vostre, noi non c’entriamo, siamo amici di tutti, una cosa non c’entra con l’altra… >>. Tutti concentrati nel cercare di sembrare super partes e buoni ad ogni costo, civili laddove civiltà non ve n’è, tutti gran signori. Ma allora la domanda è: cosa vuol dire essere persone di sani principi, persone serie e corrette? Accettare le peggiori aberrazioni degli “amici” nei confronti di altri (tanto a loro non tocca) e addirittura compatirli per le follie se non appoggiarle, dimostrando così la loro amicizia? Conosco questo modo di pensare, per tanti anni è stato anche il mio: <<In fin dei conti non è cattivo/a, sta solo passando un brutto momento. Passerà! Intanto io resto vicino: non sia mai detto che non sono una vera amica, che abbandono nel momento del bisogno chi ha sbagliato>> e, così facendo, ho giustificato i soprusi sui più deboli. Ma quando sono diventata così? A 15 anni ero Don Chisciotte, mi ergevo a paladino dei deboli, fregandomene del politicamente corretto per combattere contro le ingiustizie. Poi, un poco alla volta, mi sono persa, mi sono adeguata alla mentalità della massa civilmente ipocrita che mi circondava, che mi diceva <<Chi te lo fa fare? Tanto tu combatti e nessuno ti segue. Tutti che ti dicono di andare avanti tu per prima per poi lasciarti sola. Non è meglio farsi i fatti propri e campare tranquilli? Avere buoni rapporti con tutti ed un sorriso (ipocrita) davanti a tutti e tutto. Questa è l’amicizia, il vivere civile, il compromesso>>. E mi sono persa… Per poi riaprire gli occhi, gradualmente, dopo trent’anni, dopo aver deciso di fregarmene di chi fa battutine e sorrisini di condiscendenza alle mie spalle senza accorgersi che non è degno di camminare a testa alta. Io mi sono ripresa lentamente quella dignità, e non sono più disposta a barattarla con la “neutralità”, ho scoperto che posso smettere di voler bene alle persone che non sono quelle che credevo. E allontanarle dalla mia vita. Ho selezionato o trovato amici veri, sempre vicini e mai ipocriti, a prescindere dalla “convenienza”, pronti anche a dirmi all’occorrenza che sbaglio. Ma anche pronti a difendermi a spada tratta. E così faccio io con loro. Senza inutili paranoie.

Ma poi, cosa vuol dire neutralità? Siamo davvero sicuri che sia una cosa buona, una cosa lodevole? O è solo codardia ed indifferenza? Ad esempio: se un’amica percuotesse quotidianamente i figli, in maniera brutale, sarebbe giusto provare solo garbatamente a parlargliene e, non vedendo alcun cambiamento, fingere di niente e continuare a considerarla amica? Magari dicendo che, a parte questo difetto, è una brava ragazza e le si vuol bene? Ma allora quali sono le cattive persone? Come si fa ad accettare una cosa del genere e continuare a considerare quella persona degna della propria amicizia? Come si può dimenticare il benessere di quei bambini, seviziati nell’indifferenza generale, anche di chi dice di amarli? Oppure: quante coppie si separano? C’è chi lo fa in maniera più o meno civile (pochi, purtroppo) e chi inizia a tormentare in maniera evidente e persistente ex coniuge e figli, privatamente e pubblicamente, per punirli, creando loro seri problemi, psicologici e perfino fisici. Cosa fanno gli amici e, spesso, anche i parenti? Ne restano fuori, sono cose che non li riguardano: <<In fin dei conti sono fatti vostri, noi siamo amici di entrambi, non ci riguarda>> e, intanto, gradualmente, allontanano la parte vessata, debole (dando di quando in quando il finto contentino di una telefonata per mostrare la propria buona fede sempre e comunque, perché loro sono “buoni”, sono “amici”) per non diventare anche loro bersaglio del prepotente di turno o per non sembrare incivili. Non sia mai detto! Come si può continuare a frequentare persone prive di qualsiasi senso morale? A mio avviso, vuol dire non avere dignità! Qual è il confine tra discrezione e indifferenza? E così si continua a giustificare e perpetrare quest’ultima.

Ma lo stesso discorso si può fare per gli Stati neutrali. Non combattono, non entrano mai in guerra, si fanno i fatti loro e prosperano mentre gli altri si scannano. Di fronte a repressioni sanguinarie, dittature, popolazioni intere che soffrono non intervengono, si voltano semplicemente dall’altra parte e non guardano, fingendo che non accada mai nulla. E si sentono migliori, superiori solo perché non fanno la guerra a nessuno, non si sporcano le mani? Talvolta è solo con la guerra e le rivoluzioni che si possono ottenere la pace ed i diritti umani, combattendo per ciò in cui si crede, per schierarsi dalla parte dei più deboli e indifesi.

(Purché, ovviamente, pace e diritti della persona non siano utilizzati come scusa per coprire fini ed interessi reconditi delle azioni belliche…)

Museo archeologico di Taranto: eccellenza italiana poco conosciuta

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Alcuni giorni fa sono stata al Marta, Museo Archeologico di Taranto, uno dei musei più importanti ma meno conosciuti d’Italia.

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La collezione più famosa è quella degli ori antichi, forse la più ricca al mondo, ma non meno interessanti sono le collezioni di vasellame di varie epoche, mosaici romani e monete d’argento e d’oro.

Purtroppo uno dei tre piani non è ancora visitabile, in quanto i nuovi allestimenti sono solo parzialmente completati.

C’è da dire, però, che l’attesa del completamento vale assolutamente la pena: i vasti spazi espositivi, con parziali ricostruzioni dei ritrovamenti, le teche ben distanziate ed illuminate con didascalie chiare ed i supporti multimediali presenti in vari ambienti rendono la visita a questo museo piacevole e coinvolgente.

Abbiamo trascorso tre ore all’interno di questi ambienti ma avremmo potuto soffermarci anche di più, in quanto il tempo è passato in un attimo. Il personale addetto al museo è discreto ma, all’occorrenza, gentile e disponibile, mai privo di garbo e di un cordiale sorriso.

Mi complimento vivamente con la Direzione di questa struttura, augurandomi che venga maggiormente pubblicizzata, perché è davvero un’eccellenza del Sud Italia che è giusto conoscere.

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Per saperne di più: http://www.museotaranto.org/web/index.php?area=3&page=17&id=0&lng=it

 

Trasferimenti e Buona Scuola: è andato meglio chi non ha vinto il concorso!

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Per poter comprendere la situazione, dobbiamo fare un piccolo salto indietro nel tempo, al momento del famigerato e contestato concorso docenti del 2012. All’epoca fu introdotta la pre-selzione, ovvero un mega quiz al quale rispondere in pochissimo tempo, valido su tutto il territorio nazionale, per tutte le categorie di docenti, per qualunque ordine e grado di scuola e per tutte le materie di insegnamento. Questa pre-selezione falciò le gambe a circa tre quarti degli aspiranti docenti anche perché, per superare quella fase così come quelle successive, non bastava più il punteggio di 6/10 ma era necessario ottenere un punteggio pari a 7/10 (il punteggio finale era in centesimi, quindi 70/100). Quel concorso, inizialmente riservato a chi era già abilitato, non era abilitante, di conseguenza o lo si vinceva o, in teoria, si ricominciava tutto da capo. In realtà non andò così, poiché i posti promessi, a seguito della nuova legge sui pensionamenti, non c’erano più. Quindi fu istituita una graduatoria di merito in cui furono iscritti non solo i vincitori del concorso a cui non era stata assegnata la cattedra ma, anche, i cosiddetti “idonei”, cioè coloro che avevano superato il punteggio richiesto ma non erano riusciti a guadagnarsi un voto sufficiente a far guadagnare loro la cattedra. A differenza di qualsiasi altro concorso pubblico, infatti, non fu garantita l’assunzione ai soli vincitori (come doveva essere inizialmente) ma anche a tutti gli idonei. Per chiarire, farò un esempio. In Campania, nella mia classe di concorso (A025-A028) furono messi a bando 91 posti su tutto il territorio regionale. Superata la preselezione, la prova scritta, la prova pratica e quella orale, ognuna con un voto equivalente almeno a 7/10, si sommava il punteggio per i titoli e si aveva il risultato finale in centesimi. Solo i primi 91 avevano diritto alla cattedra, gli altri inizialmente sarebbero dovuti rimanere con un pugno di mosche in mano. A seguito dei vari ricorsi all’italiana (fatta la legge trovato l’inganno) si istituirono le graduatorie di merito: poiché il Governo non garantiva più l’assunzione dei vincitori entro un anno, come doveva essere inizialmente, ma entro i successivi tre, venendo conseguentemente meno al patto istituito con i docenti, si crearono questi elenchi con vincitori ed idonei. Essendomi collocata a due terzi dell’elenco dei vincitori, mi aspettavo un’assunzione più immediata ma così non fu, essendo stata assunta nell’anno 2015/16. La fregatura era dietro l’angolo: è uscita la cosiddetta Legge sulla Buona Scuola. Assunta nella fase iniziale, fase 0, quindi grazie al normale turn over annuale e alla vincita del concorso, non ho trovato posto nella mia provincia (Salerno) e sono stata assegnata alla provincia di Napoli. Fin qui tutto ok. Sembrava. Invece l’inganno era in agguato. La fase A era di fatto assimilabile alla fase 0, solo che era stato esteso il numero degli assunti presi dalla graduatoria di merito e da quella ad esaurimento. La graduatoria ad esaurimento è costituita da tutti i docenti variamente abilitati (concorso, come me che lo avevo fatto abilitandomi nel 1999, SICSI, TFA ecc…) che intanto da anni facevano supplenze e punteggio senza mai essere assunti a pieno titolo nella scuola. Le fasi successive, B e C, hanno permesso l’assunzione, su tutto il territorio nazionale, ovunque ce ne fosse richiesta, degli “idonei” al concorso 2012 (quindi non più vincitori del concorso) ed ai precari delle graduatorie ad esaurimento. In queste fasi costoro sono stati assunti come organico di potenziamento, ovvero nella stragrande maggioranza dei casi non ad insegnare ma a fare i tappabuchi di altri docenti e ad occuparsi di varie altre mansioni. Per quanto mi riguarda, ho visto moltissimi salernitani assunti nella fase C venire ad insegnare in provincia di Salerno, nonostante tanti altri siano stati sparpagliati in giro per l’Italia. C’era il timore di ciò che sarebbe accaduto con i trasferimenti di quest’anno, soprattutto per gli assunti nelle fasi B e C. Ebbene, quasi tutti  coloro che sono stati assunti in queste fasi (ribadisco: non vincitori di concorso) hanno avuto la possibilità di chiedere il trasferimento interprovinciale prima dei vincitori di concorso assunti nell’ultimo anno (non di quelli assunti fino all’anno prima), ottenendo la sede più ambita. Ancora una volta devo spiegarmi meglio… La prima fase dei trasferimenti, fase A da non confondere con quella delle assunzioni,  ha riguardato solo i trasferimenti provinciali, inclusa l’assegnazione di una cattedra ai neo assunti 2015/16 all’interno della provincia iniziale, quindi nel mio caso ancora Napoli… Nella fase B è stata data la possibilità di chiedere il trasferimento interprovinciale a tutti coloro che erano stati assunti entro il 2014/15, di fatto creando una disparità di trattamento tra i diversi vincitori del concorso 2012. Se lo Stato avesse mantenuto la sua parola, tutti i vincitori di detto concorso avrebbero dovuto essere assunti nel 2013/14, ottenendo il medesimo diritto al trasferimento interprovinciale. Ma così non è stato, portando ad una differenza di diritto tra chi è stato assunto prima e chi dopo, solo a causa di una mancanza del Governo. Quindi gli assunti entro il 2014/15 hanno avuto la possibilità prima di chiunque altro di chiedere il trasferimento interprovinciale, ovviamente ottenendolo. Nella fase C è stata data la possibilità di chiedere il trasferimento interprovinciale agli assunti nelle fasi B e C 2015/16, quindi agli idonei al concorso ed ai precari delle graduatorie ad esaurimento, in entrambi i casi non vincitori del concorso. Solo nella fase D dei trasferimenti interprovinciali è stata data la possibilità a noi assunti nel 2015/16, vincitori del concorso 2012,  di chiedere il trasferimento interprovinciale. Ma, ovviamente, a quel punto non c’erano più posti disponibili. Risultato? Ho vinto il concorso ma nel trasferimento mi sono vista superare da chi non solo il concorso non lo ha vinto ma ha, in più casi, un punteggio di gran lunga inferiore al mio. Così chi non ha vinto il concorso sta comodamente a Salerno, magari anche sotto casa, ed io che ho vinto il concorso resto a Napoli. Per carità, rispetto a chi è stato sbattuto in giro per l’Italia non mi lamento, tutto sommato sto benino. Ma dov’è finita la meritocrazia? Di nuovo due pesi e due misure. Di nuovo ingannata dallo Stato, che non solo non mi ha assunta nei tempi stabiliti, creando una serie di deroghe alla legge ma, dopo, non mi ha considerato alla stregua di coloro che sono stati assunti prima grazie alla stessa legge, facendomi superare nei trasferimenti da chi non ha vinto il concorso ed ha un punteggio ridicolo… Oltre al danno anche la beffa.

Ora mi domando: non ci sarebbero i presupposti per fare causa allo Stato italiano? La legge non dovrebbe essere uguale per tutti???

Gli strani scherzi della mente

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Molto spesso il funzionamento della nostra psiche sfugge alla comprensione di chi non è un addetto ai lavori. Ho perso mia sorella diciotto anni fa e mia madre due anni fa. Superfluo spiegare l’amore che provavo per loro e la sofferenza che la loro morte ha causato. Ciò che, invece, mi incuriosisce è la dimensione onirica legata a questi eventi. Sogno mia madre con incredibile frequenza. Nei miei sogni lei vive una normale quotidianità, come se mai nulla fosse accaduto, ed io parlo con lei e condividiamo esperienze e pensieri e risate ed allegria; oppure, più di rado, sono io che vivo la mia quotidianità con la consapevolezza della sua morte. Ciò che mi sorprende, invece, è il modo in cui, da sempre, mi capita di sognare mia sorella: semplicemente lei torna da lontano, come se fosse solo partita volontariamente, sparita per qualche ragione facendo credere a tutti di essere morta. Poi decide di tornare, riprendere a vivere normalmente e serenamente, stare con noi, con me. Così io recupero mia sorella ed il nostro rapporto, con la gioia di chi ha ritrovato una persona cara dopo tanti anni e la consapevolezza che non andrà più via.

Non posso fare a meno di domandarmi il perché, le rare volte che sogno mia sorella, vivo l’esperienza del ritrovamento mentre quando sogno mia madre, lei semplicemente c’è oppure no. Ci sarà un significato recondito, in questo?

Riflessioni sulla Festa della Repubblica

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Come tutti ben sappiamo, lo scorso 2 giugno c’è stata la Festa della Repubblica. In quell’occasione un’amica e collega mi ha inviato un link alla canzone di De Gregori, Viva l’Italia, augurandomi una buona Festa. E’ seguito un breve scambio di opinioni, le mie più amare, le sue più fiduciose. Ve lo ripropongo, poiché ritengo che possa costituire un valido spunto di riflessione.

L.: Buona Festa della Repubblica

S.: Ormai sono in polemica con lo Stato italiano

L.: E hai ragione, noi siamo quelli dell’Italia che resiste. Noi siamo stati colpiti al cuore, troppo lucidi per non vedere, troppo, a volte con grande difficoltà, pesanti per cedere. E niente, viva l’Italia lo stesso, viva l’Italia che resiste.

S.: 😒 Io non ci credo più!

L.: Credimi, anche se dici non crederci più, parli, agisci, lavori, respiri come una che ci crede ancora.

S.: Come una che cerca di mantenere un minimo di onestà, nonostante lo schifo che la circonda. Per questo non mi sento rappresentata dallo Stato italiano, per questo non appena possibile andrò via. E se non riesco io, farò di tutto perché riescano le mie figlie. Oggi non è una festa, è una commemorazione. Vabbè, scusa. Te l’ho detto che sto in polemica…

L.: Invece non ti devi scusare, anzi. Oggi si festeggia una nascita. In settanta anni le violazioni sono state tante e reiterate. Questa non è l’Italia che avevano in mente i padri costituenti. Ma fu un grande sogno, fu una grande rivoluzione, e se ritrovassimo quello stesso slancio e quello stesso orgoglio ancora si potrebbe fare qualcosa. Però la polemica la capisco alla grande 😙

S.: L’Italia ha tradito i suoi sogni, perché il popolo italiano è un popolo senza palle. Preferiamo le chiacchiere da salotto e polemizzare, appunto, ma quando è il momento di agire, anche per le piccole cose, nessuno ha l’orgoglio di alzare la testa, di dire no, di dire basta. Siamo sempre pronti a dire: “Ma chi me lo fa fare? Attacca il ciuccio dove vuole il padrone…” Ognuno guarda solo il proprio orticello. L’ho fatto anch’io, talvolta, e in parte lo comprendo. Perché fare don Chisciotte è inutile e avvilente, perché si combatte soli e con lo sguardo addosso degli altri carico di pietà. Ma ho pietà per chi, invece, non è capace di far sentire la propria voce, di chi non ha più sogni per cui lottare. Se la voce che si alza non fosse una sola, quella di un matto sognatore, diventerebbe un coro. Ma l’Italia non conosce nemmeno più il coro del proprio inno nazionale… Che tristezza. L’Italia non è nemmeno più alla deriva, è un paese che affonda e va lasciato al suo destino. Cercare di salvarlo, ormai, di salvare gli italiani dalla propria mentalità becera, è inutile accanimento terapeutico. Ci si deve saper arrendere…

L.: Eppure, a me che ti osservo, tu non sembri arresa. Insegni alle tue figlie la bellezza, insegni ai tuoi alunni la serietà, che non manca del sorriso, insegni a me che dalle cose difficili si può uscire a testa alta. Insomma, cazzarola, se tutti fossero arresi come te, questo sarebbe un mondo perfetto. Sono felice di averti incontrata, tu non lo sai forse, ma sei una formidabile resistente.

S.: Confesso… Mi hai fatto piangere con queste poche righe. Grazie. Sono una donna fortunata 💖

E’ vero che mi sono commossa. Talvolta io stessa non mi rendo più conto di essere ancora in grado di combattere, penso di essermi arresa, perché sono sfiduciata. E guardarmi per una volta con gli occhi di un’altra persona, una persona che stimo moltissimo e a cui voglio un gran bene, mi ha fatto comprendere che per fortuna ho solo cambiato obiettivi, perché sono convinta che si debba solo andar via, ma sono tutt’altro che doma! Successivamente a questo breve scambio di battute, di cui nessuno era a conoscenza, sono stata inaspettatamente smentita sulla solitudine del mio essere don Chisciotte, trovando appoggio e solidarietà per una piccola battaglia di principio e onestà in cui credevo sarei rimasta sola. Sarebbe bello poter credere che fosse solo l’inizio, che un po’ alla volta tutti fossero capaci di ricordare la propria dignità, di sollevare la testa, di sollevarsi, che tutti ricordassero che lo Stato siamo noi, e che non dovrebbe essere possibile essere nemici di se stessi. Il nostro Stato, invece, ci è nemico, e noi abbiamo smesso di essere un Popolo, se mai lo siamo stato. Purtroppo, resto convinta che questo sia un Paese allo sfascio, in quanto costringe i giovani con un minimo di ambizioni ad andar via, laureati di belle speranze a fare lavori umili, attività e studi professionali a chiudere, famiglie a non potersi permettere di avere figli e doversi occupare in solitudine dei propri anziani e malati. I delinquenti sono tutelati mentre le persone per bene sono tartassate… E i nostri governanti si permettono anche di giudicarci, chiamandoci bamboccioni nella migliore delle ipotesi. Provo tanta amarezza.

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate voi…

Sono tornata… Ovvero: io speriamo che me la cavo

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Finalmente, dopo tanti mesi, ho deciso di tornare a scrivere… Poiché scrivo su questo blog esclusivamente per hobby, la frequenza dei miei articoli segue il mio umore, la mia voglia di scrivere ed il tempo che ho a disposizione. Dopo tutto, se così non fosse sarebbe un lavoro, piuttosto che un hobby! 😜

Oggi ho voglia di scrivervi della mia bellissima esperienza di quest’anno. Dovete sapere che anch’io faccio parte della larga schiera di docenti assunti la scorsa estate e mi sono trovata a fare l’anno di prova in una scuola di Castellammare di Stabia. Sono arrivata in un luogo che non conoscevo, in una scuola messa non proprio bene, trovando tante cose che non funzionavano benissimo e, secondo la mia prima impressione, un’apparente ostilità (ma confesso che la prima ad essere ostile ero io nei loro confronti, vedendo che le cose funzionavano in maniera così disordinata). Eravamo in tanti ad essere nuovi: 5 neoimmessi, diversi docenti che per la prima volta erano giunti di ruolo in quella scuola, alcune assegnazioni provvisorie, tutti un po’ spaesati… Persino la dirigente era neoassunta ed aveva preso servizio insieme a noi. La situazione familiare e personale di molti allievi era veramente difficile, scarsissime la disciplina e l’educazione (non solo dei ragazzi ma anche di parte del personale…). Insomma, dopo i primi giorni il mio unico pensiero era come scappare via da quella scuola. Ma, come nel film tratto dal libro Io speriamo che me la cavo, di Marcello D’Orta, ora che sta finendo l’anno e so che dovrò andar via, lascio in quella scuola un pezzo del mio cuore. Ma procediamo con ordine…

Cos’è avvenuto, dopo quei terribili primi giorni di lezione? Forse nulla di straordinario, o forse di straordinario c’era tutto. Dipende da quale punto di vista si osservano le cose… Talvolta, è semplicemente la vita ad essere straordinaria, come lo è la capacità di molti di noi di saper solidarizzare nelle situazioni difficili, la capacità degli spiriti affini di sapersi conoscere e riconoscere tra la gente. Ma mai avrei pensato di trovarne così tanti e così magnifici da poter chiamare amici, non più semplicemente colleghi, come invece è stato. Persone straordinarie che ho imparato ad apprezzare un po’ alla volta, non senza qualche incomprensione o dissapore, come è naturale che sia, ma con la volontà e la serenità di saper andare oltre. Ho riso con un gruppetto di loro fino alle lacrime, con un affetto profondo che ci ha legato; ho fatto conoscere il mio spirito battagliero che ho riconosciuto anche in tanti colleghi; ci siamo spalleggiati nelle difficoltà, abbiamo condiviso amarezze e trionfi, la gioia di veder progredire alcuni alunni difficili e il dispiacere di non riuscire ad aiutarne altri. Insomma, siamo diventati una squadra, una famiglia bella, grande e numerosa. Ho conquistato la fiducia, la stima e la simpatia di tanti alunni (insegnando in 9 classi, sono circa 200!!!) e contemporaneamente mi sono affezionata a quei ragazzi come fossero dei figli. Ragazzi pieni di energia, di dolcezza, di meraviglia ma, anche, pieni di dubbi, incertezze, insicurezza, solitudine. Ragazzi bisognosi di amore come di regole, di esempi come di conforto. Ed infine non posso dimenticare una splendida persona che ho avuto il piacere di conoscere in questo percorso, anche se ho avuto minori possibilità di contatto per via dei differenti impegni. Mi riferisco alla dirigente, una donna solare, piena di umanità ma assolutamente indomita, capace di far fronte alle numerose sfide di questa scuola con fermezza ma con giustizia e con il sorriso. Alla stima che ho provato e provo nei suoi confronti si unisce una istintiva simpatia, a pelle, una simpatia che mi fa dire “A me ‘sta donna piace proprio assai!

Potrei raccontare decine di aneddoti ma nulla renderebbe l’incanto che si è creato, anzi potrebbe banalizzarlo. Così mi fermo qui, accennando appena agli abbracci carichi di sincero affetto e alle lacrime di commozione di questa mattina, quando noi neoimmessi abbiamo terminato di presentare il nostro lavoro davanti al comitato di valutazione e abbiamo realizzato che tra pochi giorni, alla fine degli esami, quest’avventura sarà giunta al suo termine. Mi sento, ancora una volta, fortunata. La vita non finisce mai di sorprendermi e mostrarmi quanto il mondo sia ricco di persone meravigliose, nonostante tutto. E dunque, una parola sola dedicata a tutti voi, che avete incrociato per un po’ le vostre vite con la mia: GRAZIE!