Arabafelicissima: perché?

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Recentemente mi è stato chiesto il perché del nome del mio blog. Ora ve lo spiego.

Nella vita di ognuno di noi capita di incorrere in traversie ma non tutti ne usciamo allo stesso modo. C’è chi non riesce più ad uscirne, chi ne viene fuori con le ossa rotte, chi cerca sempre di stare a galla e barcamenarsi, chi non ha il coraggio di fare scelte difficili ma necessarie, chi osa (talvolta va bene, tal altra male ma almeno non resta immobile), chi cambia la propria vita. Io sono stata per molto, troppo tempo immobile, bloccata, senza riuscire a prendere decisioni che potessero dare una svolta alla mia vita, in un modo o nell’altro, spaventata da ciò che poteva accadere. Ho lasciato che mi terrorizzassero. Fino a che… Ho detto basta! Ho dato un taglio netto col passato (non senza difficoltà e dolore o ripensamenti), e la mia vita è migliorata. Non perché guai non ce ne siano più (quelli purtroppo non mancano mai) ma per la semplice ragione che per la prima volta ho preso decisioni mie e solo mie, contro tutto e contro tutti, cercando di seguire finalmente i miei bisogni e, di conseguenza, quelli delle mie figlie (non esistono figli felici con madri frustrate e insoddisfatte). Sono diventata il comandante del mio vascello, la mia vita, e navigo sicura e decisa in acque talvolta calme, altre volte in tempesta, facendo attenzione e riflettendo ma senza più tentennamenti o timori inutili.

E mi sono resa conto di essere rinata dalle mie ceneri, come la mitologica araba fenice ed essere, finalmente, felice. Anzi, di più: felicissima!!! 😊

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Neutralità: sinonimo di indifferenza

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Trovo che la frase attribuita ad Einstein sia la sintesi perfetta di ciò che intendo dire.

Stamattina mi sono svegliata così, con questi pensieri, domandandomi come possano le persone cosiddette “perbene” lasciare che tutto accada, nella loro completa indifferenza. Poi mi sono accorta che, in fin dei conti, anch’io ero così fino a non molto tempo fa, fino a quando cioè non ho sperimentato la crudeltà sulla mia persona e sulle mie figlie, nell’indifferenza generale: non solo dei cosiddetti amici ma, addirittura, della mia famiglia. Tutti presi nel dire: <<Vabbé ma sono cose vostre, noi non c’entriamo, siamo amici di tutti, una cosa non c’entra con l’altra… >>. Tutti concentrati nel cercare di sembrare super partes e buoni ad ogni costo, civili laddove civiltà non ve n’è, tutti gran signori. Ma allora la domanda è: cosa vuol dire essere persone di sani principi, persone serie e corrette? Accettare le peggiori aberrazioni degli “amici” nei confronti di altri (tanto a loro non tocca) e addirittura compatirli per le follie se non appoggiarle, dimostrando così la loro amicizia? Conosco questo modo di pensare, per tanti anni è stato anche il mio: <<In fin dei conti non è cattivo/a, sta solo passando un brutto momento. Passerà! Intanto io resto vicino: non sia mai detto che non sono una vera amica, che abbandono nel momento del bisogno chi ha sbagliato>> e, così facendo, ho giustificato i soprusi sui più deboli. Ma quando sono diventata così? A 15 anni ero Don Chisciotte, mi ergevo a paladino dei deboli, fregandomene del politicamente corretto per combattere contro le ingiustizie. Poi, un poco alla volta, mi sono persa, mi sono adeguata alla mentalità della massa civilmente ipocrita che mi circondava, che mi diceva <<Chi te lo fa fare? Tanto tu combatti e nessuno ti segue. Tutti che ti dicono di andare avanti tu per prima per poi lasciarti sola. Non è meglio farsi i fatti propri e campare tranquilli? Avere buoni rapporti con tutti ed un sorriso (ipocrita) davanti a tutti e tutto. Questa è l’amicizia, il vivere civile, il compromesso>>. E mi sono persa… Per poi riaprire gli occhi, gradualmente, dopo trent’anni, dopo aver deciso di fregarmene di chi fa battutine e sorrisini di condiscendenza alle mie spalle senza accorgersi che non è degno di camminare a testa alta. Io mi sono ripresa lentamente quella dignità, e non sono più disposta a barattarla con la “neutralità”, ho scoperto che posso smettere di voler bene alle persone che non sono quelle che credevo. E allontanarle dalla mia vita. Ho selezionato o trovato amici veri, sempre vicini e mai ipocriti, a prescindere dalla “convenienza”, pronti anche a dirmi all’occorrenza che sbaglio. Ma anche pronti a difendermi a spada tratta. E così faccio io con loro. Senza inutili paranoie.

Ma poi, cosa vuol dire neutralità? Siamo davvero sicuri che sia una cosa buona, una cosa lodevole? O è solo codardia ed indifferenza? Ad esempio: se un’amica percuotesse quotidianamente i figli, in maniera brutale, sarebbe giusto provare solo garbatamente a parlargliene e, non vedendo alcun cambiamento, fingere di niente e continuare a considerarla amica? Magari dicendo che, a parte questo difetto, è una brava ragazza e le si vuol bene? Ma allora quali sono le cattive persone? Come si fa ad accettare una cosa del genere e continuare a considerare quella persona degna della propria amicizia? Come si può dimenticare il benessere di quei bambini, seviziati nell’indifferenza generale, anche di chi dice di amarli? Oppure: quante coppie si separano? C’è chi lo fa in maniera più o meno civile (pochi, purtroppo) e chi inizia a tormentare in maniera evidente e persistente ex coniuge e figli, privatamente e pubblicamente, per punirli, creando loro seri problemi, psicologici e perfino fisici. Cosa fanno gli amici e, spesso, anche i parenti? Ne restano fuori, sono cose che non li riguardano: <<In fin dei conti sono fatti vostri, noi siamo amici di entrambi, non ci riguarda>> e, intanto, gradualmente, allontanano la parte vessata, debole (dando di quando in quando il finto contentino di una telefonata per mostrare la propria buona fede sempre e comunque, perché loro sono “buoni”, sono “amici”) per non diventare anche loro bersaglio del prepotente di turno o per non sembrare incivili. Non sia mai detto! Come si può continuare a frequentare persone prive di qualsiasi senso morale? A mio avviso, vuol dire non avere dignità! Qual è il confine tra discrezione e indifferenza? E così si continua a giustificare e perpetrare quest’ultima.

Ma lo stesso discorso si può fare per gli Stati neutrali. Non combattono, non entrano mai in guerra, si fanno i fatti loro e prosperano mentre gli altri si scannano. Di fronte a repressioni sanguinarie, dittature, popolazioni intere che soffrono non intervengono, si voltano semplicemente dall’altra parte e non guardano, fingendo che non accada mai nulla. E si sentono migliori, superiori solo perché non fanno la guerra a nessuno, non si sporcano le mani? Talvolta è solo con la guerra e le rivoluzioni che si possono ottenere la pace ed i diritti umani, combattendo per ciò in cui si crede, per schierarsi dalla parte dei più deboli e indifesi.

(Purché, ovviamente, pace e diritti della persona non siano utilizzati come scusa per coprire fini ed interessi reconditi delle azioni belliche…)

Museo archeologico di Taranto: eccellenza italiana poco conosciuta

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Alcuni giorni fa sono stata al Marta, Museo Archeologico di Taranto, uno dei musei più importanti ma meno conosciuti d’Italia.

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La collezione più famosa è quella degli ori antichi, forse la più ricca al mondo, ma non meno interessanti sono le collezioni di vasellame di varie epoche, mosaici romani e monete d’argento e d’oro.

Purtroppo uno dei tre piani non è ancora visitabile, in quanto i nuovi allestimenti sono solo parzialmente completati.

C’è da dire, però, che l’attesa del completamento vale assolutamente la pena: i vasti spazi espositivi, con parziali ricostruzioni dei ritrovamenti, le teche ben distanziate ed illuminate con didascalie chiare ed i supporti multimediali presenti in vari ambienti rendono la visita a questo museo piacevole e coinvolgente.

Abbiamo trascorso tre ore all’interno di questi ambienti ma avremmo potuto soffermarci anche di più, in quanto il tempo è passato in un attimo. Il personale addetto al museo è discreto ma, all’occorrenza, gentile e disponibile, mai privo di garbo e di un cordiale sorriso.

Mi complimento vivamente con la Direzione di questa struttura, augurandomi che venga maggiormente pubblicizzata, perché è davvero un’eccellenza del Sud Italia che è giusto conoscere.

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Per saperne di più: http://www.museotaranto.org/web/index.php?area=3&page=17&id=0&lng=it

 

Trasferimenti e Buona Scuola: è andato meglio chi non ha vinto il concorso!

buona scuola-3 Immagine tratta da BrindisiReport

Per poter comprendere la situazione, dobbiamo fare un piccolo salto indietro nel tempo, al momento del famigerato e contestato concorso docenti del 2012. All’epoca fu introdotta la pre-selzione, ovvero un mega quiz al quale rispondere in pochissimo tempo, valido su tutto il territorio nazionale, per tutte le categorie di docenti, per qualunque ordine e grado di scuola e per tutte le materie di insegnamento. Questa pre-selezione falciò le gambe a circa tre quarti degli aspiranti docenti anche perché, per superare quella fase così come quelle successive, non bastava più il punteggio di 6/10 ma era necessario ottenere un punteggio pari a 7/10 (il punteggio finale era in centesimi, quindi 70/100). Quel concorso, inizialmente riservato a chi era già abilitato, non era abilitante, di conseguenza o lo si vinceva o, in teoria, si ricominciava tutto da capo. In realtà non andò così, poiché i posti promessi, a seguito della nuova legge sui pensionamenti, non c’erano più. Quindi fu istituita una graduatoria di merito in cui furono iscritti non solo i vincitori del concorso a cui non era stata assegnata la cattedra ma, anche, i cosiddetti “idonei”, cioè coloro che avevano superato il punteggio richiesto ma non erano riusciti a guadagnarsi un voto sufficiente a far guadagnare loro la cattedra. A differenza di qualsiasi altro concorso pubblico, infatti, non fu garantita l’assunzione ai soli vincitori (come doveva essere inizialmente) ma anche a tutti gli idonei. Per chiarire, farò un esempio. In Campania, nella mia classe di concorso (A025-A028) furono messi a bando 91 posti su tutto il territorio regionale. Superata la preselezione, la prova scritta, la prova pratica e quella orale, ognuna con un voto equivalente almeno a 7/10, si sommava il punteggio per i titoli e si aveva il risultato finale in centesimi. Solo i primi 91 avevano diritto alla cattedra, gli altri inizialmente sarebbero dovuti rimanere con un pugno di mosche in mano. A seguito dei vari ricorsi all’italiana (fatta la legge trovato l’inganno) si istituirono le graduatorie di merito: poiché il Governo non garantiva più l’assunzione dei vincitori entro un anno, come doveva essere inizialmente, ma entro i successivi tre, venendo conseguentemente meno al patto istituito con i docenti, si crearono questi elenchi con vincitori ed idonei. Essendomi collocata a due terzi dell’elenco dei vincitori, mi aspettavo un’assunzione più immediata ma così non fu, essendo stata assunta nell’anno 2015/16. La fregatura era dietro l’angolo: è uscita la cosiddetta Legge sulla Buona Scuola. Assunta nella fase iniziale, fase 0, quindi grazie al normale turn over annuale e alla vincita del concorso, non ho trovato posto nella mia provincia (Salerno) e sono stata assegnata alla provincia di Napoli. Fin qui tutto ok. Sembrava. Invece l’inganno era in agguato. La fase A era di fatto assimilabile alla fase 0, solo che era stato esteso il numero degli assunti presi dalla graduatoria di merito e da quella ad esaurimento. La graduatoria ad esaurimento è costituita da tutti i docenti variamente abilitati (concorso, come me che lo avevo fatto abilitandomi nel 1999, SICSI, TFA ecc…) che intanto da anni facevano supplenze e punteggio senza mai essere assunti a pieno titolo nella scuola. Le fasi successive, B e C, hanno permesso l’assunzione, su tutto il territorio nazionale, ovunque ce ne fosse richiesta, degli “idonei” al concorso 2012 (quindi non più vincitori del concorso) ed ai precari delle graduatorie ad esaurimento. In queste fasi costoro sono stati assunti come organico di potenziamento, ovvero nella stragrande maggioranza dei casi non ad insegnare ma a fare i tappabuchi di altri docenti e ad occuparsi di varie altre mansioni. Per quanto mi riguarda, ho visto moltissimi salernitani assunti nella fase C venire ad insegnare in provincia di Salerno, nonostante tanti altri siano stati sparpagliati in giro per l’Italia. C’era il timore di ciò che sarebbe accaduto con i trasferimenti di quest’anno, soprattutto per gli assunti nelle fasi B e C. Ebbene, quasi tutti  coloro che sono stati assunti in queste fasi (ribadisco: non vincitori di concorso) hanno avuto la possibilità di chiedere il trasferimento interprovinciale prima dei vincitori di concorso assunti nell’ultimo anno (non di quelli assunti fino all’anno prima), ottenendo la sede più ambita. Ancora una volta devo spiegarmi meglio… La prima fase dei trasferimenti, fase A da non confondere con quella delle assunzioni,  ha riguardato solo i trasferimenti provinciali, inclusa l’assegnazione di una cattedra ai neo assunti 2015/16 all’interno della provincia iniziale, quindi nel mio caso ancora Napoli… Nella fase B è stata data la possibilità di chiedere il trasferimento interprovinciale a tutti coloro che erano stati assunti entro il 2014/15, di fatto creando una disparità di trattamento tra i diversi vincitori del concorso 2012. Se lo Stato avesse mantenuto la sua parola, tutti i vincitori di detto concorso avrebbero dovuto essere assunti nel 2013/14, ottenendo il medesimo diritto al trasferimento interprovinciale. Ma così non è stato, portando ad una differenza di diritto tra chi è stato assunto prima e chi dopo, solo a causa di una mancanza del Governo. Quindi gli assunti entro il 2014/15 hanno avuto la possibilità prima di chiunque altro di chiedere il trasferimento interprovinciale, ovviamente ottenendolo. Nella fase C è stata data la possibilità di chiedere il trasferimento interprovinciale agli assunti nelle fasi B e C 2015/16, quindi agli idonei al concorso ed ai precari delle graduatorie ad esaurimento, in entrambi i casi non vincitori del concorso. Solo nella fase D dei trasferimenti interprovinciali è stata data la possibilità a noi assunti nel 2015/16, vincitori del concorso 2012,  di chiedere il trasferimento interprovinciale. Ma, ovviamente, a quel punto non c’erano più posti disponibili. Risultato? Ho vinto il concorso ma nel trasferimento mi sono vista superare da chi non solo il concorso non lo ha vinto ma ha, in più casi, un punteggio di gran lunga inferiore al mio. Così chi non ha vinto il concorso sta comodamente a Salerno, magari anche sotto casa, ed io che ho vinto il concorso resto a Napoli. Per carità, rispetto a chi è stato sbattuto in giro per l’Italia non mi lamento, tutto sommato sto benino. Ma dov’è finita la meritocrazia? Di nuovo due pesi e due misure. Di nuovo ingannata dallo Stato, che non solo non mi ha assunta nei tempi stabiliti, creando una serie di deroghe alla legge ma, dopo, non mi ha considerato alla stregua di coloro che sono stati assunti prima grazie alla stessa legge, facendomi superare nei trasferimenti da chi non ha vinto il concorso ed ha un punteggio ridicolo… Oltre al danno anche la beffa.

Ora mi domando: non ci sarebbero i presupposti per fare causa allo Stato italiano? La legge non dovrebbe essere uguale per tutti???