ūüéĶūüéĶ Music Tag ūüé∂

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Eccomi qua! Dopo una lunghissima attesa, data dalla gestazione del mio articolo su Londra per il quale il mio smartphone si rifiutava di collaborare, e qualche altra priorit√†, torno ad essere pi√Ļ presente nella vita di ognuno di voi, nel caso aveste sentito troppo la mia mancanza… Hehehe… ūüėú

Finalmente posso rispondere all’invito della gentilissima Debby Doodle¬†che mi ha nominato per questo simpatico gioco. Si tratta del Music Tag, una sorta di catena di S. Antonio dell’allegria musicale!

Le regole sono queste:

‚ÄĘ Per partecipare devi essere stato taggato almeno una volta. ‚ÄĘ Scegli almeno 5 tracce musicali (o pi√Ļ) che rispecchino alcune emozioni o stati d‚Äôanimo al positivo. ‚ÄĘ Tagga almeno 5 blogger (o anche di pi√Ļ) e avvisali. ‚ÄĘ Cita il blog GHB Memories,¬†https://ghbmemories.wordpress.com, scrivendo che l‚Äôidea √® partita¬†da qui.

‚ÄĘ Se vuoi spiega anche brevemente perch√© hai scelto alcune tracce piuttosto che altre.

Premetto che nel mio elenco non metto le canzoni o la musica che reputo “migliori” ma solo quella che mi mette di buon umore. Pronti, dunque? Bene… Partiamo!!!

1) Il primo pezzo è Domani degli Articolo 31, che mi trovo spesso a canticchiare. Perché? Non lo so ma mi fa stare bene!

 

2) Adoro i Black Eyed Peas, mi fanno venire voglia di mettere la musica a tutto volume e anche di ballare e cantare, pur non sapendo le parole. Una fra tutte: Shut up!

3) Lo scorso anno ho seguito un corso di zumba e mi sono divertita da morire!!! Fare sport a ritmo di musica, con un’istruttrice piena di entusiasmo, solare, che ti invita a seguire il ritmo con la voce oltre che con i movimenti del corpo, ti fa uscire dalla lezione carica, piena di energia e con il sorriso stampato in faccia. Uno dei pezzi che ci facevano sudare era Zumba di Don Omar:

4) Lo confesso, sono una “cantante da doccia”! E cio√® sono una di quelle persone che ama cantare sotto la doccia, specie in quelle rare occasioni in cui non ho fretta e posso trascorrerci un po’ di tempo sotto. Sebbene intonata non sono certo la Callas e canto con voce un po’ nasale. Forse per questa ragione tendo talvolta ad identificarmi nella voce – seppure molto alla lontana – alla splendida voce soul di Anastasia. Tra i vari pezzi, ho scelto I payed my due

5) L’ultimo pezzo √® sicuramente il pi√Ļ assurdo, visto che non sono decisamente pi√Ļ una bimba ma, cosa volete che vi dica? Quando mi alzo particolarmente allegra, risoluta e convinta che la giornata andr√† alla grande, specie dopo un brutto periodo, mi viene di cantare a squarciagola questa canzone, tratta dal film Disney Elliot e il drago invisibile:

√ą stata una scelta pi√Ļ difficile di quanto immaginassi, perch√© c’√® un sacco di musica che mi piace. Ma musica che mi metta proprio di buon umore… non √® la stessa cosa. Molti pezzi mi piacciono ma, magari, mi lasciano un po’ di malinconia. Ed anche in assenza di quest’ultima, semplicemente non mi rendono allegra, tutto qui!

√ą giunto il momento delle nomination… Rullo di tamburi… Ecco i cinque prescelti:

1) l’irresistibile desiderio di viaggiare per il mondo

2) APPLAUSI ALL’ATTERRAGGIO

3) ilmioblogpercaso

4) I “Pasticci” di Gio

5) That’s my spot.

Spero vi siate divertiti quanto me!!! ūüėúūüéľ

Olio di palma s√¨, olio di palma no.

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Molti di voi saranno a conoscenza della polemica che sta incalzando contro lo smodato uso dell’olio di palma. Confesso che mi viene da dire: “era ora!”, poich√© avevo notato questo fenomeno gi√† da alcuni anni e cercavo, con sempre minore successo, di utilizzare prodotti che non ne contenessero. Ma ormai √® ovunque. Ci√≤ nonostante cerco di mantenere una certa obiettivit√† ed oggi mi sono imbattuta in un articolo che difende questo alimento e che vi invito a leggere al link sottostante.

http://thefielder.net/19/05/2015/la-ridicola-fobia-per-lolio-di-palma-operazione-verita/

Certo, mi lascia un po’ perplessa la motivazione che spinge quest’autore a scrivere un articolo in difesa di un prodotto cos√¨ osteggiato, senza che abbia mai scritto altro prima, su nessun altro argomento (cos√¨, almeno, si legge sotto al titolo).

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Ad ogni modo, questa è stata la mia risposta alle sue considerazioni che vi invito, prima, a leggere:

<<Bah! Non sono una nutrizionista e cerco di mantenere la mente aperta e non posso non pormi domande. Il fatto stesso che l’olio di palma sia molto pi√Ļ economico degli altri e, in pi√Ļ, aiuti a mantenere pi√Ļ a lungo la conservazione degli alimenti (altro fattore economicamente rilevante) gi√†, di per s√©, mi rende sospettosa sul fatto che prevalga il fattore salute rispetto a quello monetario. Abbiamo assistito gi√† pi√Ļ volte al menefreghismo delle industrie alimentari rispetto alla salute umana. Se l’olio d’oliva o il burro avessero le stesse caratteristiche ora, probabilmente, lei difenderebbe questi ultimi. Sono d’accordo sulla pericolosit√† della margarina che, infatti, non ho mai usato. Meno d’accordo sono, invece, sul fatto che con una dieta equilibrata assumeremmo dosi accettabili di tutti quei componenti dannosi che, a quanto ho letto, pare siano presenti in quantit√† nettamente maggiori nell’olio di palma rispetto agli altri grassi, vegetali o animali che siano. Dalla colazione alla cena, anche nell’alimentazione pi√Ļ equilibrata, sono presenti diversi prodotti che contengono questo componente: fette biscottate, cereali, crackers ecc… Sarebbe sicuramente meno economico ma pi√Ļ salutare se contenessero olio di oliva, poich√© come lei stesso afferma √® la dose che fa il veleno, e nell’olio d’oliva mi pare di aver capito che tutti i componenti pi√Ļ dannosi – seppur presenti ovunque – siano percentualmente notevolmente inferiori rispetto a quello di palma. Inoltre √® inutile che, a mio avviso, ci nascondiamo dietro a un dito: condanniamo un’alimentazione poco bilanciata, atteggiandoci a salutisti, quando sappiamo benissimo che, nella societ√† attuale, √® pressoch√© impossibile alimentarsi in maniera del tutto sana ed equilibrata. Vorrebbe dire non frequentare pi√Ļ nessuno (quante volte, uscendo con amici e conoscenti, si va al bar o al ristorante, mangiando e bevendo qualsiasi cosa? In quante feste dei nostri figli si bevono bibite gassate e si mangiano patatine e schifezze di ogni genere?), doversi coltivare da soli verdure e ortaggi (evitando pesticidi e rinforzi chimici che ne aumentino la produzione) e farci in casa il pane, la pasta, magari macinare da soli il grano per la farina (non si sa mai…) e farci da soli il vino e l’olio con l’uva e le olive coltivate da noi. Francamente mi sembra una soluzione poco praticabile. Il problema non √® che bevendo tre bicchieri di birra invece di uno di vino assumo pi√Ļ alcol, ma che se decido di bere un solo bicchiere di birra al posto di uno di vino per assumere meno alcol, scopro poi che mi si √® nascosto che quella birra era “corretta” ed ho assunto, a mia insaputa, il doppio dell’alcol contenuto nel vino…>>

A voi considerazioni e commenti. Ditemi la vostra.

Iniziative culturali brillanti per bambini!

Porto di Parole.

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Alcuni anni fa √® nata a Salerno un’associazione culturale scaturita dalla brillante idea di intrattenere i bambini non solo e non tanto con i soliti giochi da ludoteca ma con una serie di attivit√† culturali create su misura per loro, come letture animate, letture di fiabe in altre lingue, esperimenti scientifici per bambini, cene con delitto in cui i bambini devono scoprire chi √® il¬†ladro o il malfattore e cos√¨ via. Quest’associazione si chiama Saremo Alberi. Libroteca¬†ed il lavoro appassionato ed entusiastico dei suoi componenti, Renato De Rosa, Silvia Aliberti, Francesco Cicale, Ida Galdi, Angela Giuseppina Tenuta, e del loro presidente Vincenzo Aliberti traspare efficacemente in tutte le attivit√† ed iniziative che mettono cos√¨ pregevolmente in piedi. Confesso che pi√Ļ volte ho portato le mie figlie presso la loro Libroteca (termine che chiarisce inequivocabilmente la vocazione di questo particolarissimo laboratorio-ludoteca culturale) e che sia loro sia io siamo ben felici ogni volta che possiamo partecipare a queste divertenti attivit√†. S√¨, possiamo. Perch√© alcune attivit√† sono rivolte ai genitori, come gli stage formativi per insegnare a noi adulti le tecniche di lettura animata, per poter meglio coinvolgere i nostri figli (ed eventualmente i loro amichetti) quando leggiamo loro qualche racconto.

Per ulteriori informazioni, il loro sito è: http://www.saremoalberi.it/

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Porto di Parole √® una delle varie iniziative di quest’associazione ed¬†√® giunta, ormai, alla sua terza edizione. Si tratta di¬†un ciclo di eventi che si svolgono all’interno del territorio provinciale. Per meglio comprendere di cosa si tratta, ho intervistato il presidente dell’associazione Saremo Alberi. Libroteca, Vinvenzo Aliberti:

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<<Porto di Parole, evento progettato dall’Associazione Saremo Alberi, quest’anno non √® un evento singolo, bens√¨ un percorso che ha coinvolto vari comuni in diversi momenti dell’anno: ad aprile abbiamo avuto un corso di formazione sulla tecnica narrativa del cantastorie (tenuto da Oreste Castagna di Rai YoYo) a Pellezzano. A Baronissi un grande momento di piazza con le scolaresche e quattro spettacoli di teatro narrazione con Oreste Castagna e Danilo Bertazzi (un altro personaggio di Rai YoYo).¬†All’universit√† di Salerno abbiamo organizzato un convegno/tavola rotonda con tutti i Comuni coinvolti e alcuni dei personaggi precedentemente menzionati per presentare il percorso racchiuso nell’anno, focalizzando l’attenzione sull’approccio narrativo della narrazione.¬†E siamo al 5 e 6 giugno… ovvero Salerno, Porto di Parole: uno dei principali eventi all’interno del percorso. Tantissimi artisti locali e nazionali approderanno nei due giorni salernitani per rendere la zona di Santa Margherita un grande palcoscenico di narrazioni. Spettacoli, giochi, laboratori e… libri coloreranno il luogo coinvolto.¬†Buonabitacolo (27 giugno) e Acciaroli (25 luglio, tappa finale) saranno prtogonisti dell’estate di Porto di Parole. L’idea √® quella di trasformare dei luoghi gi√† di per s√® attrattivi in villaggi della narrazione per una giornata.

Porto di Parole √® una manifestazione che √® nata grazie a Saremo Alberi con l’intento di avvicinare i bambini e i ragazzi con le loro famiglie alla dimensione narrativa e ai diversi approcci attraverso cui essa si esprime. La terza edizione √® un punto di svolta dell’intera iniziativa perch√©, con una rete istituzionale consolidata e un crescente coinvolgimento artistico, il territorio diventa realmente protagonista di un grande evento.

La prima edizione, del 2013, si √® tenuta solo a Salerno; la seconda (2014) √® approdata anche ad Acciaroli; questa terza, costituita da¬†un lungo percorso di eventi, avr√† termine il 25 luglio ancora una volta ad Acciaroli. La quarta… ovviamente l’anno prossimo!

Un’anticipazione per il 5 e 6 giugno:¬†verr√† Gek Tessaro, uno dei maggiori scrittori e illustratori di libri per ragazzi, ed¬†il 6 giugno ci sar√† Ciccio Pasticcio dello Zecchino d’Oro>>

Credo che meglio di qualsiasi mio commento abbia parlato l’entusiasmo dell’intervistato. Dal canto mio, che ho avuto pi√Ļ volte modo di apprezzare l’impegno ed il lavoro mirabilmente svolto da tutta l’equipe di Saremo Alberi. Libroteca, posso solo affermare che partecipare agli eventi da loro organizzati √® piacevole, interessante e divertente in primo luogo per i bambini ma, anche, per i genitori. Senza contare che, finalmente, si pu√≤ scegliere¬†un intrattenimento che stimoli la mente e crei momenti di aggregazione, senza rinunciare all’aspetto ludico e ilare del gioco.

Buon lavoro, ragazzi! Continuate cos√¨! ūüėČ

L’ingiustificato costo dei farmaci in Italia

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Come vi ho raccontato, durante il mio viaggio a Londra ho acquistato una confezione da 16 compresse da 500 mg di paracetamolo della Boots, casa farmaceutica inglese che ha una catena di farmacie distribuite sul territorio. Ho pagato questo farmaco 40 pence, ovvero 60 centesimi di euro.

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In Italia, una confezione di paracetamolo da 20 compresse da 500 mg della stessa casa farmaceutica costa circa 4 euro (il prezzo √® discrezionale), quindi circa 8 volte in pi√Ļ. La Tachipirina, invece, costa circa 5 o 6 euro, ben 10 volte in pi√Ļ! Perch√©? Il principio attivo e le quantit√† sono le stesse, l’Inghilterra √® anche molto pi√Ļ cara dell’Italia… Come mai questa incredibile differenza???

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Un articolo del Corriere ci viene incontro e chiarisce come, in realt√†, sia un problema di accordi tra Stato e case farmaceutiche. Ovviamente, c’√® da chiedersi come mai lo Stato italiano consenta un costo cos√¨ alto di farmaci che, tra l’altro, non sono detraibili fiscalmente e pesano solo sulle tasche della gente. √ą vero che l’Iva al 10% su farmaci pi√Ļ cari rappresenta una maggiore entrata nelle casse dell’erario ma suppongo che questa non sia una valida giustificazione. Mi sembra, allora, lecito domandarsi se non ci sia qualcuno, anzi troppi, che guadagnano illecitamente a mantenere questo stato di cose…

http://www.corriere.it/inchieste/reportime/societa/battaglia-vinta-grecia-farmaci-meno-cari/ff828bc4-b843-11e4-8ec8-87480054a31d.shtml

Greetings from London ūüíā,

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Faccio una premessa: ritengo che, troppo spesso, le persone preferiscano visitare luoghi esotici o lontani piuttosto che esplorare le bellezze naturalistiche o storiche dei territori che le circondano. Personalmente, ho girato molto l’Italia ma credo di non essere riuscita a vedere nemmeno un decimo di ci√≤ che meriterebbe d’esser scoperto e, pertanto, non ho finito! Ci√≤ nonostante, di quando in quando capita uno strappo alla regola per visitare luoghi pi√Ļ lontani. Erano nove anni che non mi allontanavo dall’Italia ma ho avuto l’occasione di andare a Londra e, francamente, non me la sono lasciata scappare. Tre giorni e mezzo, a cavallo dell’ultimo weekend di aprile, per iniziare solamente ad assaporare una citt√† incredibile (e costosissima) ma ne √® valsa la pena. Fortuna ha voluto che il tempo abbia assistito me e i miei compagni di viaggio, senza farci prendere nemmeno una goccia d’acqua. Atterrati all’aeroporto di Gatewik a mezzogiorno, siamo arrivati al Corus Hotel, di fronte ad Hyde Park, ad ora di pranzo. La fama degli hotel inglesi non √® delle migliori ma quest’albergo, pur avendo stanze decisamente piccole ed essenziali, √® pulito e il personale √® davvero molto cortese. Mangiato un sandwich al volo, ci siamo fiondati alla fermata della metropolitana di Lancaster Gate ad acquistare ognuno la propria Oyster Card.

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Si tratta di una carta ricaricabile con la quale viaggiare in autobus e metropolitana, che l√¨ chiamano Tube per via della forma delle sue gallerie. La comodit√†, se ci si sposta con una discreta frequenza nell’arco della giornata e con pi√Ļ mezzi √® che, una volta raggiunto il limite di spesa di 6 sterline in un giorno, il resto dei viaggi per quello stesso giorno √® gratuito. Si deve solo fare attenzione a passare la tessera sul lettore una sola volta all’entrata ed una all’uscita. Se si sbaglia vengono scalate diverse sterline come ammenda. In genere, per√≤, in caso di errore, √® sufficiente segnalarlo al personale addetto che risolve e cancella la multa. La card costa 5 sterline ma dura tutta la vita. Quindi, in teoria, se io dovessi tornare a Londra tra 10 anni, potrei semplicemente ricaricare la mia card ed utilizzarla normalmente.

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Ho, quindi, iniziato le mie esplorazioni!!! Quel primo giorno, non avendo pi√Ļ molto tempo a disposizione, sono andata a visitare Hamleys, negozio di giocattoli grande ben 7 piani, pensando alle mie figlie. Vi si vendono giochi che si trovano comunemente anche da noi (ma l√¨ sono pi√Ļ costosi…) e giochi tradizionali come i Teddy Bear o i Paddington, orsetti di peluche. O anche trenini e modellini di ogni foggia e dimensione o, ancora, giocattoli in legno. Vi erano anche diverse “statue” ¬†ad altezza naturale rappresentanti i membri della famiglia reale, costruite con i mattoncini Lego.

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Poi ho girovagato per Regent Street e Piccadilly Circus, la famosa piazza con i suoi mega cartelloni pubblicitari luminosi, la prima al mondo in cui si sono viste le insegne luminose, con l’avvento della corrente elettrica. Lungo i bordi dei marciapiedi, ovunque, √® riportata la scritta che indica di guardare a destra quando si attraversa la strada, per ricordare a noi continentali che il senso di marcia, l√¨, √® inverso rispetto al nostro e si deve far attenzione a non dimenticarlo quando si attraversa la strada.

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Mi ha colpito vedere che, a Londra come da noi in Campania, nessun pedone aspetta il verde per attraversare! Chi l’avrebbe detto?! I negozi del centro sono tutti enormi e insegne di negozi italiani campeggiano ovunque. C’√® anche una catena di bar, i Caff√® Nero, che si trovano quasi ad ogni angolo di strada, dove si pu√≤ bere un discreto espresso. La cosa strana √® stata che, sebbene avessi perso la mia cartina, non ho avuto alcuna difficolt√† ad orientarmi, come se avessi sempre vissuto a Londra. Credo che questo fenomeno sia dovuto al fatto che la variet√† delle strutture architettoniche, l’ampiezza delle strade, gli immensi negozi offrono talmente tanti riferimenti visivi che perdersi in quella citt√† √® quasi impossibile!

La sera, un po’ stanca anche per via del volo e perch√© mi ero dovuta svegliare molto presto, con i miei compagni di viaggio sono andata a cena in un pub vicino all’albergo, che avevamo prenotato prima di partire: il Mitre…

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Ma quando siamo arrivati abbiamo scoperto che avevano smarrito la nostra prenotazione e ci hanno fatto accomodare in una specie di sottoscala buio e puzzolente. Inoltre avevamo un’amica intollerante ai cibi piccanti e, sebbene fossero stati avvisati, le hanno portato solo piatti piccanti. √ą un locale che vi sconsiglio!

Comunque, per la prima volta, ho bevuto il famoso sidro di mele inglese. All’inizio mi √® parso un po’ strano, una sorta di vino quasi trasparente, secco e frizzante, con una gradazione alcolica bassa ma ingannevole. √ą un sapore a cui ci si deve abituare. Ma poi mi √® piaciuto!!!

Il giorno dopo, avendo acquistato i biglietti per i bus Hop on Hop off, autobus turistici a due piani aperti sopra, abbiamo fatto un giro del centro cittadino.

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Su questi bus vengono forniti degli auricolari con cui ascoltare le spiegazioni nella lingua prescelta ed anche impermeabili da usare in caso di pioggia. Si pu√≤ decidere di scendere dove si vuole, gironzolare un po’ e riprenderne un altro alla stessa fermata oppure ad un’altra (spesa a mio avviso evitabile, anche perch√© non √® propriamente economico).

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Abbiamo fatto tappa a Trafalgar Square, dove c’era un’allegra manifestazione e tanta musica, con un gruppo che suonava dal vivo le canzoni dei Beatles, abbigliati e pettinati come loro. Molto bravi, creavano un’atmosfera decisamente suggestiva.

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Poi, con un tradizionale autobus londinese, siamo andati a pranzare a Covent Garden. √ą un posto bellissimo, pieno di negozietti e bancarelle, con artisti di strada che si esibiscono in mezzo alla folla e venditori di jacked potatoes, patate intere cotte al forno (in teoria cotte nella cenere), poi spaccate e condite a piacimento, da mangiare seduti sui bordi dei marciapiedi mentre si assiste ad uno degli spettacoli itineranti.

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Davvero un posto affascinante. Dopo ci siamo recati alla London Tower ed al Tower Bridge, luoghi prettamente turistici. Ne abbiamo approfittato per fare qualche scatto fotografico anche noi. Ciò che mi ha favorevolmente colpito è con quanta semplicità convivano edifici storici e grattacieli moderni, che riescono ad integrarsi in maniera assolutamente  naturale.

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Abbiamo preso il battello con lo stesso biglietto del bus turistico e siamo arrivati, via Tamigi, a Westminster. Sul nostro battello c’era una guida, Ben, che parlava solo inglese, simpaticissima: spiegando tutti i luoghi che vedevamo scherzava sornione e ci ha fatto morire dal ridere.

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A Westminster abbiamo fatto le classiche foto del Big Ben, dell’abbazia, e con un bobby, il poliziotto locale, che si √® simpaticamente prestato. Poi, abbiamo attraversato a piedi il St. James Park, fino a raggiungere Buckingham Palace. Il parco √® splendido, pieno di scoiattoli abituati a prendere cibo dai passanti, con un laghetto abitato da cigni e diversi tipi di anatre selvatiche. In questo periodo dell’anno gli alberi sono in fiore e lo spettacolo √® davvero notevole.

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La sera, ci siamo recati direttamente al Black Friar, uno splendido pub costruito nel 1910 nell’omonimo quartiere, in stile Art Dec√≤.

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Anche questo era stato prenotato dall’Italia e, stavolta, non abbiamo avuto problemi. Abbiamo mangiato il classico fish & cips (pesce e patate fritte), le pies (tortine rustiche ripiene di carne o verdure), gli onion rings (anelli di cipolle fritti) e non poteva mancare il famoso pudding, un dolce compatto e decisamente molto zuccherino dal sapore tanto gradevole quanto¬†particolare. Avevo sentito dire che la cucina inglese √® terribile ma, in realt√†, non l’ho trovata cos√¨ male. Certo, se si vuol mangiare cucina italiana all’estero il discorso cambia! Ma trovo piuttosto sciocco vedere un paese straniero senza cercare di assaporarne anche gusti e profumi!

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La mattina seguente, causa London Marathon che bloccava il centro cittadino, abbiamo preso la metropolitana e ci siamo recati in un quartiere periferico assolutamente fantastico, che consiglio¬†a tutti i ragazzi e giovani che amano la parte pi√Ļ anticonformista della citt√†, quella considerata pi√Ļ cool: Camden Town. Le basse e coloratissime costruzioni sono decorate a rilievo con la trasposizione gigante degli oggetti che si vendono al piano terra.

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L√¨ si trovano i canali di Little Venice ed il meravigliso, multietnico, coloratissimo mercatino di Camden Lock. Sono rimasta affascinata, forse, pi√Ļ da questo luogo che da tutto il resto della citt√†. Non √® possibile descriverlo: bisogna andarci! C’√® una vasta area del mercato in cui cuochi provenienti da ogni parte del mondo cucinano le loro prelibatezze da mangiare mentre si gironzola nei meandri che ricordano¬†una casbah, tra aree all’aperto e al chiuso, su pi√Ļ livelli e gallerie. Si pu√≤ saggiare di tutto, dalla¬†nostrana pizza al kebab, dalla cucina tahilandese agli hot dog, dalla cucina cinese a quella vietnamita, spagnola o araba, mentre odori e sapori si mescolano, e visi e lineamenti di ogni razza e tipo si sovrappongono alle voci provenienti da¬†qualunque parte del mondo. Si possono trovare abiti e libri o¬†mobili, nuovi o usati, oggetti di artigianato, porcellane, pelletteria e souvenir di ogni tipo a prezzi molto pi√Ļ accessibili che altrove. S√¨, merita assolutamente un lungo e attento giro (sebbene si finisca con lo spendere molto pi√Ļ del previsto…).

Successivamente abbiamo preso il treno e ci siamo recati a Greenwich, andando nella direzione opposta a quella dei maratoneti che da lì erano partiti. Il borgo è davvero molto grazioso, con le basse case dalle variopinte porte e le finestre a bow-window, i caratteristici negozietti di caramelle e quelli di souvenir.

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Dopo esserci recati a visitare l’osservatorio e a fare una breve passeggiata nelle strade cittadine, siamo tornati in centro ed abbiamo fatto un giro tra Carnaby Street e Marlborough, nella zona di Soho. E’ un luogo molto frequentato da giovani e turisti (italiani ovunque!), forse a causa dei numerosi negozi e numerosissimi ristorantini e pub.

Quella sera non avevamo prenotato e ci siamo recati in un graziosissimo pub accanto all’albergo, lo Swan, dove suonavano musica dal vivo ed io ho cenato con roastbeef, sidro, ed una tutt’altro che leggera ma ottima mud cake. Un locale semplice ma molto tradizionale, in cui siamo stati benissimo!

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Prima di rientrare per andare a dormire, abbiamo deciso di fare un rapido giro per vedere Londra di notte. E così, siamo tornati sul Tube e abbiamo fatto un salto a Westminster e, poi, a Piccadilly Circus: che incanto!

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Un consiglio, per√≤: se avete problemi di vescica debole e non siete a cena in un locale,¬†dopo le 23,00 potete anche farvela sotto: i pochi bagni presenti solo in alcune stazioni del Tube sono chiusi, cos√¨ come chiudono tutti i McDonald, i Caff√® Nero e locali simili. Anche se i gestori ci sono e stanno facendo l’inventario, potete tranquillamente morire davanti alla porta del loro locale ma restano impassibili!!!

Ahimè, la mattina dopo siamo ripartiti per fare rientro in patria, senza essere riusciti a visitare nemmeno un museo, né Nothing Hill e Portobello Road o le centinaia di altre cose interessanti che questa città offre. Vorrà dire che, prima o poi, ci dovrò tornare!

Un suggerimento: gi√† che vi trovate a Londra, un’unica spesa pu√≤ essere conveniente, e non poco, cio√® quella per l’acquisto dei farmaci cosiddetti da banco della catena farmaceutica Boots. Ad esempio, quelli a base di ibuprofene, paracetamolo, acido acetilsalicilico o le classiche vitamine. Per intenderci, se da noi una confezione da 20 compresse di Tachipirina (paracetamolo) da 500 mg costa mediamente 5,00 – 6,00 euro, ho pagato una confezione da 16 compresse, sempre da 500 mg, di paracetamolo Boots 40 pence (60 centesimi), quindi 10 volte in meno che in Italia. Mi sembra che non se ne possano acquistare pi√Ļ di tre confezioni a persona ma, a meno che non dobbiate distribuirli a tutta la citt√†, credo siano pi√Ļ che sufficienti.

Un ultimo consiglio. Noi italiani siamo estremamente riconoscibili per un difetto, tra le altre cose: stiamo sempre tra i piedi. Mi spiego meglio. Quando aspettiamo qualcuno o ciondoliamo nella hall di un albergo o in una stazione della metropolitana, o nei negozi o per strada, abbiamo la pessima abitudine di ostruire il passaggio a chiunque, di star l√¨ come salami senza riflettere che c’√® anche chi ha fretta ed √® infastidito dal nostro noncurante atteggiamento un po’ menefreghista. In questi casi, ricordate di lasciare gli altri liberi di circolare, ponendovi in una posizione un po’ defilata.