Cenerentola: come rovinare una bella favola

IMG_20150328_013155

Cenerentola è la favola che ogni bambina ha amato e grazie alla quale ha sognato l’arrivo del principe azzurro. A prescindere dalle considerazioni su quanto ciò possa essere diseducativo, rappresenta non una favola qualsiasi ma LA favola! Vedere che ne hanno fatto un film, per giunta diretto da un regista come Kenneth Branagh, indubbiamente fa venire voglia di riscoprire e rivivere la magia dell’infanzia. Ma poi… la delusione immensa: Cenerentola è impersonata da una ragazza sì carina ma sempliciotta, che non ha neanche lontanamente la grazia e la bellezza che dovrebbe avere la vera Cenerentola e che sembra avere una paresi facciale con perenne espressione beota e sorridente. Il principe sembra un ebete sempre imbambolato privo, anche lui, di varia e versatile mimica facciale e tutta la storia non fa trasparire la benché minima magia dell’originale disegno animato: è noioso e quasi ridicolo. Si salva solo la matrigna, impersonata da una bellissima, fascinosa e perfida Cate Blanchett: sempre eccelsa. In verità, mi ha colpito anche la bellezza di Holliday Grainger, alias Anastasia, che insieme all’altra sorellastra, Genoveffa, era decisamente più espressiva e versatile della protagonista principale. Non so chi fosse l’attrice che impersonava la principessa Celina di Saragozza ma, nelle poche e brevi apparizioni all’interno del film, ha attirato la mia attenzione più della goffa Cenerentola. Insomma: a parte poche cose… che delusione!!!

Burocrazia inutile: le banche e la successione.

IMG_20150326_160522

Non so a quanti di voi sia capitato di dover aprire una successione a causa della morte di un genitore: spero per voi che siate pochi, non solo per l’evidente dolore che l’evento in sé comporta ma, anche, per l’inutile burocrazia nella quale si incappa (oltre al danno anche la beffa!) Nel mio caso, ciò che proprio non riesco a comprendere è l’assurdo comportamento, a mio avviso, della banca presso la quale mia madre aveva il conto corrente, nello specifico il Monte dei Paschi di Siena (ma posso supporre sia prassi diffusa presso qualsiasi istituto di credito). Per poter portare a termine questa benedetta successione, l’agenzia delle entrate richiede, oltre a tutti gli altri documenti – tra i quali l’elenco degli eredi – il certificato di sussistenza del credito alla data del decesso (tradotto: vogliono sapere quanti soldi aveva in banca mia madre quando è morta!) Bene. Parrebbe cosa semplice ed immediata: si va in banca e ci si fa rilasciare un comunissimo estratto conto alla data della morte. E invece no! La banca, che evidentemente non si fida di ciò che lo Stato le dice circa gli eredi, per darti questo foglio vuole la sostituzione dell’atto notorio con l’elenco (di nuovo) degli eredi, il certificato storico di famiglia, l’atto di morte (strano: lo Stato ha fatto sapere loro del decesso, tanto che il conto è stato bloccato… In questo caso si fidano??? A metà: abbastanza per bloccare il conto ma non a sufficienza per non volere l’atto di morte…). Una volta ricevuta la documentazione, la banca non rilascia immediatamente il certificato ma chiede lumi all’istituto centrale: nelle filiali periferiche non sanno contare? Ormai non è più necessario: lo fanno i computer! Ma tant’è! Si deve attendere il certificato dall’ufficio centrale. Una volta avuta questa carta, si può allegare a tutti gli altri documenti e portare all’agenzia delle entrate. Conclusa questa pratica, si torna in banca con la successione e, finalmente, la banca dovrebbe fare tutti i suoi bei conti, probabilmente ti dirà che chissà quante spese ha dovuto sostenere, detraendole dal conto e, si spera, ti dovrebbe consegnare l’assegno. Credo. Perché a questo step non sono ancora giunta. Ma io mi domando: cosa importa alla banca sapere chi sono gli eredi se è già lo Stato a dir loro chi sono? A che pro tutta questa inutile burocrazia? Dovrebbero rilasciare un estratto conto alla data della morte e, dopo, l’agenzia delle entrate dovrebbe dare loro il via libera alla chiusura del conto, con l’elenco degli eredi ed eventuali tasse da pagare. Punto. Vi farò sapere come si concluderà questa faccenda…

Rovine in rovina… L’Italia distrugge le sue miniere d’oro! L’esempio di Ladispoli

IMG_20150228_165438357_HDR

In Italia abbiamo un inestimabile patrimonio storico-artistico ed è cosa nota. Non esiste città o paese che non presenti incredibili testimonianze del nostro ricchissimo ed affascinante passato. Se i politici avessero la lungimiranza di puntare su questa risorsa oltre che, eventualmente, su quella agroalimentare, per basarvi l’economia del nostro Paese, l’Italia sarebbe uno Stato tutt’altro che in crisi. Quando ci rechiamo all’estero, vediamo che chi ha anche solo due sassi di epoca romana in mezzo ad una campagna sperduta, pone quei due sassi come interessante tappa di giro turistico, ovviamente a pagamento, e li tiene in gran conto, ben protetti e conservati. In Italia, invece, siamo talmente abituati ad inciampare ovunque in resti di epoca greca, etrusca e romana, ad esempio, che preferiamo lasciare andare tutto in malora, come sta accadendo, tra l’altro, agli scavi di Pompei. Ma anche volendo tralasciare casi così eclatanti, ovunque si trovano testimonianze di questo scempio. Passeggiando, ad esempio, sul lungomare di Ladispoli, ci si imbatte in testimonianze di età romana lasciate non solo senza alcuna protezione dalle intemperie e dal salnitro proveniente dal mare ma, anche, senza protezione dal non improbabile vandalismo di ragazzini che vi si possono arrampicare per un selfie o, peggio, per portar via un souvenir… Si vedono pavimentazioni in mosaico parzialmente ricoperte di sabbia e fango, resti di muri in opus reticulatum e non vi è traccia, nemmeno, di un cartello che spieghi di cosa si tratti e che indichi l’epoca di appartenenza di tali reperti. Francamente trovo tutto questo davvero avvilente.

IMG_20150228_165119054

Perché, mi domando, non concentriamo i nostri sforzi non solo nella salvaguardia del nostro patrimonio ma, anche, nello sfruttamento di questa miniera inesauribile rappresentata dall’intero territorio italiano? Conosco restauratrici ridotte a fare le babysitter per sopravvivere, un’altra bravissima restauratrice che viene chiamata per interventi in emergenza alla quale viene detto troppo spesso, però, che non si sa quando potrà essere pagata per il suo lavoro altamente qualificato. Questa stessa eccellente professionista, dopo decenni di attività, sta accarezzando l’idea di chiudere bottega. Tutto questo è vergognoso! Quanto lavoro e quanta ricchezza sprecate! Dovremmo aprire più scuole di restauro specializzate (architettura, scultura, pittura, arti cosiddette minori) ed utilizzare il personale così qualificato per la manutenzione e conservazione di quest’immenso patrimonio. Dovremmo tutelare e valorizzare tali risorse, sistemare musei ed allestimenti, organizzare convegni internazionali, pubblicizzare all’estero tutto ciò che abbiamo (anni fa ho accompagnato una famosa designer americana a visitare gli scavi di Pompei: non li aveva mai nemmeno sentiti nominare…). E poi dovremmo formare guide turistiche, incentivare la formazione di personale proveniente da istituti alberghieri che siano in grado di supportare alberghi e ristoranti, aumentare la capacità ricettizia e potenziare i collegamenti ed i mezzi di trasporto per facilitare gli spostamenti degli stranieri ed i flussi turistici in generale. La potenziale affluenza di viaggiatori che attraverserebbe il nostro Paese potrebbe rendere l’Italia uno degli Stati più ricchi d’Europa, in barba alla crisi. Ma, purtroppo, questo è il Paese dei furbi e degli sprechi, dei politicanti che stanno distruggendo e mandando in rovina questa miniera. Assistiamo quotidianamente al lento degrado e alla distruzione del Museo Chiamato Italia…

Egr. Sig. Dolce, quanta ipocrisia…

IMG_20150318_091432

Egr. Sig. Dolce, francamente non comprendo tanta ipocrisia. Secondo lei dovremmo considerare naturale avere nel petto la valvola cardiaca di un maiale o subire il trapianto di un organo da un cadavere, essere bombardati da radiazioni ed avvelenati chimicamente, essere aperti come animali al macello e rivoltati come calzini per allungare la nostra vita, altrimenti destinata, in modo naturale, appunto, ad avere un termine molto anticipato rispetto a quanto avviene, invece, grazie alle conoscenze ed agli interventi medici? E per quale ragione si dovrebbe considerare un’aberrazione essere aiutati da quella stessa medicina a realizzare un sogno di maternità e a perpetuare, oltre che a preservare, la vita? Perché ritenere più etico adottare le nanotecnologie o impiantare parti bioniche per sentire, vedere o, addirittura, camminare, rispetto ad aiutare qualcuno ad avere un bambino? Perché, alla fine, è di questo che si tratta: aiutare la vita, non crearla dal nulla. È, in ogni caso, un inno alla vita e all’amore in cui non trovo nulla di vergognoso e non più artificioso del mantenere in vita qualcuno grazie a macchinari altamente tecnologici. Si tratta sempre e comunque di amore. Ognuno è, ovviamente, libero di pensarla come meglio crede ma trovo questi atteggiamenti davvero molto ipocriti. Dal canto mio, mi sento orgogliosa e sono molto felice di aver avuto e poter amare le mie dolcissime “figlie sintetiche”!!!

Incanto

PEHEIoKJ

Devo ammetterlo: non ho mai particolarmente apprezzato la musica di Tiziano Ferro – ma neanche l’ho mai disprezzata. Stavolta, però, mi ha sorpresa! Alcuni giorni fa ero in auto ed ho sentito questa canzone che non conoscevo. Forse proprio per questa ragione l’ho ascoltata senza preconcetti: non avevo, stranamente, riconosciuto la voce del cantante ed, anzi, il pezzo mi ricordava sonorità di gucciniana memoria. Incuriosita, ho preso il mio smartphone ed ho avviato Shazam… Che sorpresa: Tiziano Ferro!!! Mi è un po’ dispiaciuto aver svelato l’arcano perché, poi, ho riconosciuto la voce, i soliti giochi linguistici dei suoi testi e la tipologia degli accordi… Purtroppo l’incantesimo si è spezzato. Peccato! Ma ciò dimostra anche quanto talvolta io mi faccia influenzare dal fatto di conoscere già l’artista. Ora, quando ascolto questo pezzo, cerco di tornare e rimanere concentrata su quella prima sensazione, quell’emozione, quella sonorità che mi ricordava un mio passato lontano, e godere di quella magia. Certo, non è più la stessa cosa ma qualcosa è rimasto… Bravo Tiziano!

Ballerina bianca

IMG_20150312_113911

Da diversi giorni, una Ballerina bianca, conosciuta anche come Batticoda (Motacilla alba), ha ripreso a frequentare il mio balcone. È un uccellino della famiglia dei passeracei estremamente grazioso, con il piumaggio che va dal grigio, al bianco, al nero e che poi diventa a decise strisce bianche e nere sulle ali, e l’incedere ondeggiante. È davvero una gradita sorpresa… Benvenuto, piccolo amico!!! 🐦