Riflessioni sull’insegnamento

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Ho iniziato ad insegnare da soli tre anni ed ho scoperto che la scuola è molto cambiata da come la ricordavo. Ho, inoltre, scoperto la difficoltà di svolgere un impressionante numero di attività in un tempo assolutamente esiguo per ogni classe. Insegno “Disegno e Storia dell’Arte” alle secondarie di secondo grado (ex scuole superiori) ed “Arte e Immagine” (già “Educazione Artistica”)  alle secondarie di primo grado (ex scuole medie) ed ho a disposizione due ore di insegnamento settimanali per ogni classe. Per quanto riguarda la prima tipologia di scuola, devo insegnare ai ragazzi la storia dell’arte collegandola alle altre discipline, per far capire che arte, società (politica, religione ed economia), storia, scoperte e conoscenze scientifiche e tecnologiche, pensiero filosofico (etico, estetico e morale) sono strettamente interconnesse. Devo, inoltre, insegnar loro le tecniche del disegno geometrico (disegno architettonico, scale di riduzione, assonometrie, prospettive, teoria delle ombre ecc…). Nel secondo tipo di scuola, invece, oltre alle nozioni di base della storia dell’arte, devo insegnare ai ragazzi a superare gli stereotipi e a conoscere, comprendere ed applicare le regole della comunicazione visiva ed a reinterpretarle in maniera personale, attraverso la conoscenza del disegno (matita, carboncino, china…), del colore (matite colorate, pennarelli, pastelli, acquerelli, tempere…), delle tecniche miste (es.: collage), della modellazione (es.: creta). Ovviamente, per entrambe le materie, devo spiegare, verificare le conoscenze e  le competenze acquisite, controllare il regolare svolgimento dei compiti a casa, interrogare, predisporre i compiti in classe, correggerli e mostrarli agli interessati spiegando loro dove e perché hanno sbagliato. Predisporre attività di laboratorio, lezioni su supporto informatico da preparare precedentemente a casa con cura, o proiezione di filmati esplicativi. Cercare di destare interesse e curiosità, stimolare al confronto e mantenere la disciplina. Poi c’è il tempo che va impiegato a trascrivere sul registro, non più cartaceo ma informatico, visibile ai genitori in tempo reale o quasi: lezione svolta, compiti assegnati, voti dati e commento agli stessi; note disciplinari, verifica delle giustifiche per eventuali assenze ed, ovviamente, firma di presenza. Poi ci sono le eventuali supplenze per coprire le ore degli insegnanti assenti. Oltre a tutte queste attività, ci sono poi i collegi d’istituto, i consigli di classe, gli scrutini, gli incontri con i genitori, gli open days organizzati dalle scuole… tutto rigorosamente al di fuori dell’orario scolastico. Se, quindi, in teoria, un docente lavora e viene pagato per venti ore a settimana, il lavoro svolto è, in realtà, di almeno trentacinque ore a settimana. Va, inoltre, aggiunto che si presuppone che detto docente abbia obbligatoriamente un computer e internet a casa, altrimenti non può aggiornare il registro telematico e nemmeno verificare le circolari o gli avvisi che le scuole ormai pubblicano solo sui loro siti. Ma allora io mi domando: perché non si allestiscono uffici all’interno delle scuole, in cui i docenti possono svolgere parte di questa immensa mole di lavoro ed anche confrontarsi tra loro, invece di farglielo fare a casa propria, e non smettiamo di prenderci in giro dicendo che lavorano solo venti ore a settimana? Una volta terminato il lavoro con gli studenti, gli insegnanti andrebbero in pausa pranzo per un’ora e poi svolgerebbero altre due o tre ore di lavoro pomeridiano… retribuito!!! Sarebbe più onesto nei confronti di noi docenti che, comunque, svolgiamo ugualmente queste attività ma… gratuitamente!

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