Di come, a causa di un’ingessatura, sono finita a fare la blogger ðŸ˜²

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Cari lettori (se ce ne sono…), stasera vi parlerò di come sono finita a fare la blogger. Sì, lo so, vi stavate strappando i capelli dalla curiosità… Ed io (pensate un po’ che generosa!) vi accontento.

Era un bel mattino di fine novembre, tiepido e assolato, ed io pregustavo allegramente l’idea di trascorrere, finalmente, quel lasso di tempo libero in giro con una o due amiche, tra bancarelle del mercato e negozi dei cinesi, presa da un’irrefrenabile voglia di darmi al bricolage natalizio (cosa del tutto nuova!).

Ero talmente allegra che decisi di portare le mie figlie a scuola a piedi per goderci già una bella passeggiata.

Giunte che fummo sotto la scuola, leggermente in ritardo e arrancando sulla ripida salita del cortile che precede l’ingresso, ebbi la folgorante idea di sollecitare la mia progenie,  seguendo un altro bambino, e improvvisamente iniziai a correre, manco fossi inseguita da un velociraptor a dieta da un anno.

Tutta allegra e baldanzosa, sentendomi come Fiona May alle olimpiadi e dimentica del fatto che l’età avanza e da diversi mesi non mi allenavo, feci poche falcate sorridendo alle altre e mamme, come se mi potessero vedere alla moviola, e… Boom! un colpo secco dietro al polpaccio mi costringeva a fermarmi e girarmi col viso adirato, cercando di capire chi fosse quel… “simpatico mattacchione” che doveva avermi lanciato addosso almeno un pezzo di montagna, vista la botta che avevo sentito. Ma, con mio grande stupore, non vidi nessuno… Anzi, a terra non c’era nulla che potesse avermi colpito. E mentre mi iniziavo a porre serie domande sull’origine dell’universo e sull’esistenza di dio o degli alieni, con aria inebetita, un improvviso dolore mi colse nell’area dell’impatto, lasciandomi piegata in due a stringermi il polpaccio e ad imprecare mentalmente, senza che alcun suono venisse articolato in modo comprensibile dalle mie labbra. Al massimo un “MMM…  CTCM… GNNN… MMMMMMM” poteva essere udito da chi mi guardava con aria incredula (per la serie: “ma tu fino a un attimo fa eri normale!”).

E così, mentre altre sollecite genitrici scortavano le mie pargole a scuola, qualcun altra scortava me, zoppicante e dolorante, a casa… Addio sogni di gloria!!! I progetti per la mia splendida mattinata erano sfumati!

Ma la vicenda, lungi dall’essere risolta con copiosi impacchi di ghiaccio, non terminò qui… Quando mi resi conto che non potevo poggiare il piede a terra e che utilizzavo la sediolina dell’IKEA delle mie figlie a mò di girello per spostarmi, sedendomici di quando in quando per riprendere fiato, capii che era forse giunta l’ora di farmi portare al pronto soccorso. Un’amica solerte quanto generosa e il suo beneamato consorte mi accompagnarono, dunque, negli inferi… Uscii a riveder le stelle dopo sette (dico… SETTE!!!) ore.

Così, per non dilungarmi ancora troppo nella narrazione, vi dico che dopo la lunga giornata ivi trascorsa, seppi di aver lacerato parzialmente tanto il muscolo quanto il tendine di Achille, e fui ingessata.

Ora, dovendo trascorrere trenta giorni a riposo, senza poter uscire di casa, senza nulla da fare… secondo voi cosa ho escogitato???

Ma bravi!!! Avete indovinato!!! Non temete, però, non avete vinto nulla…

E chissà che io non ci provi talmente tanto gusto da non smettere più!!! “Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate!”  😉

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